Ici, come torchiare i malcapitati

É di qualche giorno fa la manifestazione di protesta dei Comitati di quartiere, guidati da quelli di Oregina e San Teodoro, note zone residenziali, che ha causato la sospensione del Consiglio Comunale. Oggetto della protesta, la lettera che il Comune ha inviato alcuni mesi fa a circa 80.000 piccoli proprietari invitando quelli che nel tempo avessero apportato migliorie alla propria abitazione, continuando però ad assolvere l’Ici in base al valore catastale indicato nel vecchio certificato, a provvedere tempestivamente alla necessaria verifica catastale, con rilascio di un certificato debitamente aggiornato, versando al Comune, entro il 31/12/2005 (termine prorogato poi al 31/03/2006), la differenza fra quanto pagato nei precedenti cinque anni in base al vecchio certificato e l’importo effettivamente dovuto in base al nuovo accertamento del valore catastale. Per gli eventuali inadempimenti, se coperti, pagamento della differenza calcolata sugli ultimi dieci anni, con l’aggravio di interesse e spese.
Aumentare l’Ici? Si può fare (e si fa) ma soltanto di uno «zero virgola», considerato che è già tra le più alte d’Italia: un aumento maggiore provocherebbe, alle prossime elezioni, un travaso di voti ...!
E allora, cosa fare per rimpolpare le casse comunali ed erogare vitalizi, nell’attesa che possano votare, nomadi ed extracomunitari? Non resta che una soluzione, fra l’altro, questa volta, assolutamente legale: torchiare, sacrificando i sacri principi, quella fascia di malcapitati, (operai, impiegati, pensionati, giovani coppie) che per sottrarsi ai ricatti sottobanco dei padroni di casa (alla faccia dell’equo canone) hanno impiegato tutti i loro risparmi o si sono assogettati a mutui capestro per acquistare quattro muri.
Ovviamente, poichè nella maggioranza dei casi le somme disponibili non erano tali da poter prendere in esame la possibilità di piazzarsi in un elegante villeta di Albaro, gli ex-poveri desiderosi di diventare proprietari dovettero indirizzare le loro brame alle case costruite in economia negli anni ’30/’40, la maggior parte delle quali era priva di quelle piccole comodità che oggi sono considerate irrinunciabili per garantire una vita decente: ascensore, riscaldamento, servizi igienici, completi di bagno e/o doccia. É un fatto che molti, vuoi per furbizia, vuoi per ignoranza della legge o per pigrizia, vuoi, infine, perchè la tassazione, all’atto delle migliorie non era ancora entrata in vigore, effettuarono i versamenti dovuti in base al vecchio valore catastale, senza preoccuparsi di effettuare le necessarie variazioni catastali.
Ora devono pagare gli arretrati, giustamente. Non solo, si debbono anche sobbarcare le spese realtive all’assistenza di un architetto, per le nuove «piantine» dell’appartamento, e quelle di catasto. Sembra che la Guiunta di sinistra abbia fatto questo ragionamento: hanno voluto il cesso in casa? Vogliono fare la doccia in casa invece che al diurno? Ritengono di dover star caldi in inverno? Vogliono evitare di fare le scale a piedi? Benissimo, ma il lusso si deve pagare ... e giù con l’Ici. Quando ho letto la notizia della protesta dei Comitati a Tursi, il pensiero è andato partecipe a quelli di loro, immagino parecchi, che hanno votato per il compagno Sindaco. D’altra parte sono arciconvinto che alle prossime elezioni politiche marceranno anch’essi, allineati e coperti, per il grande partito degli operai e dei contadini e, aggiungerei, degli spiranti banchieri.