Ici, Ulivo salvo per un voto

Non è passata la proposta dei "dissidenti" Rossi e Turigliatto di esenzione totale dell’Ici nei confronti dei possessori di un’unica casa adibita ad abitazione principale. Niente Ici alla Chiesa

Roma - Non è passata per un solo voto la proposta di esenzione totale dell’Ici nei confronti dei possessori di un’unica casa adibita ad abitazione principale. L’emendamento, che è stato presentato dai senatori "dissidenti" Turigliatto e Rossi, ha raccolto i voti di tutto il centro-destra ottenendo complessivamente 157 voti favorevoli contro 158 voti contrari. Subito prima era stato votato un altro emendamento proposto dalla coppia Turigliatto-Rossi che prevedeva l’istituzione della tobin Tax, cioè di una imposta dello 0,01% sulle transazioni internazionali di tipo speculativo. In questo caso i voti favorevoli sono stati solo 6 mentre i contrari 301.

No all'Ici sugli immobili della Chiesa Nella versione originaria l’emendamento presentato dai senatori della Costituente Socialista chiedeva l’imposizione dell’Ici anche su quelle attività commerciali della Chiesa svolte "non a fini di lucro". Immediatamente prima della votazione il primo firmatario, Accursio Montalbano, ha chiesto di modificare la proposta di modifica cassando questo riferimento ma ha mantenuto l’emendamento, respinto alla fine a larghissima maggioranza.

Acceso il dibattito in Aula sulla questione e l’Udeur in particolare non solo ha annunciato voto contrario all’emendamento ma ha anche sottolineato: "Prendendo atto delle dichiarazioni di voto della sinistra - sono parole del senatore Tommaso Barbato - ci sentiamo liberi di comportarci in maniera analoga nel prosieguo dell’esame della legge finanziaria". Il primo firmatario dell’emendamento Montalbano ha difeso la sua proposta e al relatore e al governo, che avevano espresso parere contrario motivando che questa non era la sede per assumere decisioni di questo genere, ha detto che "la disciplina di maggioranza può essere chiesta se si tratta di salvaguardare i saldi e non per un emendamento che invece porta risorse" e ha invitato a valutare la proposta "laicamente".

"Voto sofferto" è stato invece quello di Rifondazione Comunista, non a favore "per senso di responsabilità", come evidenziato dalla senatrice Rina Gagliardi. Mauro Bulgarelli dei Verdi si dissocia: "Per non aumentare la mia sofferenza soggettiva voterò a favore", dice subito dopo. Voto favorevole è annunciato anche da Antonio Del Pennino (Democrazia Cristiana per le Autonomie), mentre Valerio Zanone dell’Ulivo ricorda la richiesta di chiarimenti da parte della Ue sulla questione e annuncia la sua non partecipazione al voto, proprio perchè un argomento in via di chiarificazione. Luigi Lusi (Ulivo) condivide la scelta della maggioranza di soprassedere ed evidenzia che "grazie a Dio non sono superati gli ideali".

Ma se la maggioranza va in ordine sparso, l’opposizione è decisamente più compatta: tutti i gruppi della Cdl (Forza Italia, An, Udc) annunciano voto contrario all’emendamento dei socialisti, a parte la Lega: "I senatori del mio gruppo voteranno secondo coscienza» dice Roberto Castelli rivendicando però che l’esenzione dell’Ici «è stata voluta dal nostro governo e me ne vanto".

Castelli ricorda allora quando giocava a pallone sulla ghiaia dell’oratorio: "Tassare queste attività solo per ragioni di natura ideologica mi sembra fuori luogo". Parole più dure arrivano invece da Francesco D’Onofrio dell’Udc che parla di "laicismo deteriore" e di "regole vessatorie per le istituzioni caritatevoli". Francesco Storace (La Destra) parla di "proposta sconcia", di "scempiaggine". "Si vuole cancellare ogni traccia delle attività sociali della Chiesa - rileva Storace parlando in Aula di Palazzo Madama - e non ci si preoccupa delle 700 e passa moschee che sono sorte nel nostro Paese".

Voto contrario sull’introduzione dell’Ici sugli immobili della Chiesa è stato infine espresso da Mauro Cutrufo (Dc per le Autonomie), Cesare Cursi per il gruppo di An e Mario Ferrara per quello di Forza Italia.