Icone nazionali

I talia, provincia di Milano. Ci facciamo due spaghi? E poi un caffè, con la moka Bialetti aromatizzata da un milione di caffè precedenti? E poi, una sambuca Molinari? Con un chicco di caffè galleggiante nel bicchiere «voleur», svasato all’interno per evitare dosi troppo ampie e conseguenti risse da marinai dietro Maciachini? Questo chicco, «a chiamarlo mosca ci volevano proprio gli italiani abituati a scherzare su tutto, perfino sulla somiglianza di quel chicco scuro con una mosca attirata e intrappolata per sempre dal liquido zuccherino». Fine del pranzo. E allora, passeggiata da Santa Maria delle Grazie verso il centro? Per oggi pomeriggio fate un’eccezione: recatevi all’incontro - alle 18 alla Design Library, via Savona, 11 - dedicato al libro Italianità (Corraini editore, pagg. 112, euro 15), antologia di 30 autori che hanno scritto altrettanti ritratti di oggetti rappresentativi del Belpaese. Finita la presentazione, cinquanta metri vicino, allo spazio Corraini Montevideo, si inaugurerà pure la mostra delle illustrazioni di Ale + Ale che accompagnano nel libro gli scritti di Tommaso Labranca, Massimo Randone, Virginio Briatore e altri italianissimi antropologi della memoria collettiva.
Trenta oggetti, trenta piccoli viaggi-racconto, sovente con partenza da Milano, sull’onda della nostalgia e di un delicato patriottismo: dalla bici Graziella alla Settimana Enigmistica («periodico meneghino», meriterebbe di essere sottotitolato: la celebre sede sta in piazza Cinque Giornate), dal biscotto Bucaneve all’odore della colla Coccoina, dalla Coppa del Nonno a Diabolik (le due sorelle che lo creavano, Angela e Luciana Giussani erano milanesi), dalle scarpe Superga alla donnina del dado Star (altra milanesità italiana) alla T di Tabacchi, quest’ultima consegnata a noi dalle parole di Matteo Baldi: «Il bianco su nero più bello è una rivenditoria promiscua di bianchini, sanbittèr e sigarette in Garfagnana, tra il lusco e il brusco e lontano da lunch e brunch, dove la gente si incontra davanti alla cassa e chiama per nome il cassiere, sentendosi oggi come ai giorni in cui le sigarette hanno smesso di essere bionde, sfuse e di contrabbando...». Insomma, mancherebbe solo la Topolino Amaranto e la fisarmonica di Stradella, e chissà, magari all’inaugurazione della mostra verranno offerti bicchieri di Campari (italianità-milanesità che porta il suo secolo di vita con allegria e invidiabile glamour rosso rubino) e di amaro Ramazzotti (inventato quasi due secoli fa dal farmacista Ausano Ramazzotti, in una piccola erboristeria e magazzino di liquori di Milano), per stemperare la nostalgia. «Nostalgia, sì, ma non troppa - ci dice il curatore del volume Giulio Iacchetti che sarà presente all’incontro - perché c’è di mezzo anche un attualissimo amore per l’Italia. Per essere autentici gli oggetti descritti nel libro hanno bisogno di una certa patina del tempo, ma essi sono anche vivi, il solo menzionarli crea un contatto spazio-temporale fortissimo tra gli abitanti del Belpaese. Per questo, dico sempre, Italianità è un libro che secondo me non può essere tradotto in altre lingue, ma solo letto e goduto da coloro che vogliono, per amore, solo per amore, entrare nei gangli microculturali dell’Italia. Come diceva Darwin, nessuno si cura delle cose minime, ma da esse si capisce il mondo: ecco, da queste trenta piccole icone che non sono state tritate dal marketing né dai revisionismi farlocchi, spero possa uscire un ritratto dell’Italia più completo di quel che può immaginare. I francesi hanno la marsigliese, Le Monde, Chanel n. 5... L’Italia non ha nemmeno un piatto nazionale, tanto importante sono da noi le regioni e persino le città. E allora, il lavoro per rispondere alla domanda “Come fare un ritratto della nazione attraverso temi, argomenti, oggetti?” mi ha portato inevitabilmente verso questi simboli». E se dovesse aggiornare il libro tra dieci anni, quale cosa di oggi inserirebbe? «Penso che il tapiro di Striscia la notizia, il sentirsi attapirato, il ricevere i tapiro, siano idee che - anche nel lessico, che ha sempre una sua importanza specifica - si cristallizzeranno. Anche Sanremo ha e avrà tutto sommato un suo ruolo. Pur criticato di anno in anno, rimane una trasmissione che fa italianità».