Ictus, Sharon in ospedale Israele con il fiato sospeso

R.A. Segre

da Gerusalemme

Paura per il premier israeliano Ariel Sharon, colpito ieri da un improvviso malore che lo ha costretto a un ricovero in ospedale. Sharon, dopo una mattinata occupata dalla riunione settimanale del governo, era in auto a Gerusalemme e parlava al telefono con il figlio Gilad quando ha detto di non sentirsi bene. «Papà, vai subito all’ospedale», gli ha detto il figlio. Sulla via dell’ospedale il premier ha perduto conoscenza e lo si è visto entrare all'ospedale universitario Hadassa, che si trova a circa tre chilometri dalla sede del governo allungato su una barella, a quanto pare senza aver ripreso conoscenza. Ammesso nel reparto di pronto soccorso, poco dopo ha ripreso coscienza.
Dopo una serie di esami gli è stato diagnosticato un lieve ictus celebrale. Ma se inizialmente si era temuto che le conseguenze del malore potessero essere molto serie (Sharon al risveglio aveva manifestato un lieve stato confusionale), col passare delle ore i medici hanno potuto esprimere un certo ottimismo. Il premier è stato quindi trattenuto all’ospedale solo per la notte, durante la quale proseguiranno i controlli. Già nella mattina di oggi è previsto che possa essere dimesso.
Ariel Sharon era da tempo un «soggetto a rischio» data la sua obesità e la sua indisciplina nel mangiare, nonostante gli avvertimenti dei suoi medici e le attenzioni culinarie della nuora che di fatto si cura di lui, quando risiede nella sua fattoria nel deserto del Negev, dopo la morte della sua seconda moglie.
Comunque stiano le cose è improbabile che il premier, anche se il malore non avrà conseguenze gravi e durature, possa riprendere immediatamente la sua pesante attività quotidiana. La notizia dell’infortunio ha letteralmente messo Israele in stato di choc.
A Gaza miliziani palestinesi armati hanno manifestato la loro gioia sparando raffiche in aria. Un portavoce di Hamas, commentando la notizia del malore di Sharon, ha detto: «Sia lodato il Signore, si tratta di uno dei peggiori criminali al mondo». Ma anche fra gli ebrei non pochi coloni ed estremisti nazionalisti hanno visto in quanto accaduto al premier la mano della Provvidenza (per non parlare del gruppo di rabbini che avevano effettuate cerimonie magiche per invocare la sua morte). «Preghiamo Dio che ci liberi da costui», ha detto un portavoce dei movimenti che si richiamano al Kach, il gruppo ultranazionalista fondato negli anni Ottanta dal rabbino Meir Kahane.
Il malore di Sharon mette comunque a nudo la fragilità dell’attuale situazione politica israeliana, in primo luogo della dirigenza appena costituita del partito Kadima fondato da Sharon: un movimento senza programma, senza strutture, senza soldi, interamente fondato sulla personalità e volontà del primo ministro.