Da un’idea di Eulero al «Times»: è il successo targato Giappone

Nonostante il nome giapponese, che significa «numeri singoli», fu il matematico svizzero Eulero a ideare nel 1783 il quadrato latino, un gioco matematico molto simile al Sudoku, ma senza la divisione in sottogriglie. Riapparve nella sua versione moderna, leggermente modificato, su una rivista americana, a fine anni Ottanta. Un editore giapponese la vide, copiò l'idea e stampò a Tokyo un libretto con un centinaio di combinazioni da risolvere, appunto col nome di Sudoku. Nel 1997, Wayne Gould, giudice neozelandese in pensione e residente a Hong Kong, durante un viaggio in Giappone entrò in una libreria, notò un volumetto pieno di cifre e incuriosito lo acquistò. Appassionato di enigmistica e di codici segreti, Gould aveva l'hobby di scrivere programmi per computer: sedotto dal gioco, ne scrisse uno che creava un infinito numero di combinazioni e lo offrì al Times. Ma non avrebbe mai immaginato le dimensioni del successo. Oggi dilagano versioni diverse, ma per gli esperti c'è una sola regola per comporre un sudoku: in ogni colonna, in ogni riga e in ogni sezione, ogni cifra deve comparire una volta sola e deve esistere una unica soluzione.