Idea Ravetto: «Nel nuovo Pdl quote rosa per statuto»

RomaSottosegretario Laura Ravetto, Alfano ha appena preso il timone del Pdl. La rotta sta già cambiando?
«Certo. Si sta accelerando un processo già avviato, soprattutto nella battaglia che mi sta particolarmente a cuore: quella della rappresentanza femminile».
Quote rosa per statuto: ma il discrimine non dev’essere il merito piuttosto che il sesso?
«Ma certo. Infatti io, tendenzialmente, sono per le primarie a tutti i livelli. Elezioni dal basso per scegliere coordinatori e candidati a livello locale».
E se fossero tutti uomini?
«Nulla da eccepire, benissimo così. Ma laddove si decidesse di operare col criterio della cooptazione, allora propongo le quote».
Quindi il suo non è femminismo?
«Certo che no. Pensi che ritengo che la presenza delle donne sui media sia addirittura eccessiva...».
Mi spieghi le quote
«Sessanta per cento uomini e quaranta donne. Sia per i ruoli all’interno del partito sia per le candidature. Ma ripeto: solo laddove non ci siano le primarie».
Una battaglia condivisa da tutti?
«Al consiglio nazionale del primo luglio ho presentato un ordine del giorno dal tema “rispetto della parità di genere”. Hanno firmato più di cento membri».
Solo le donne immagino.
«Tantissime donne, certo: Bertolini, Santanché, Di Gerolamo, Prestigiacomo, Meloni e altre. Ma anche molti uomini. Persino Casero ha detto di sì».
C’è stata qualche resistenza?
«Qualcuna sì. Ma è naturale».
Saranno stati gli ex An, dove il machismo è ancora forte?
«Ah, ah.. No, non solo tra ex An. Anche tra qualche ex azzurro».
Scusi, ma fino ad ora c’è stata una discriminazione nei confronti delle donne?
«A livello di governo devo dire che Berlusconi ha rispettato la parità di genere in modo naturale. I ministri con la gonna sono ben sei...».
Ma i ruoli chiave del partito restano in mano ai maschi. Nel Pd va meglio?
«Affatto. Anche lì è uguale. Tolte la Bindi e la Finocchiaro, quali altre donne di peso ci sono?».