Idee contese, liti sui copioni È una Tv in cerca d’autore

Le contestazioni a volte finiscono nelle aule dei tribunali

da Milano

Presentatori tv che entrano guardinghi nello studio di un notaio con una misteriosa cartellina sotto il braccio. Altri che cercano di mettere al tappeto fior di produttori a suon di «l’ho inventato io, non tu!». Ancora aule di tribunali affollate di autori sconosciuti e comuni cittadini che urlano «copione!» alle star del piccolo schermo e avvocati con le mani tra i capelli che cercano di non affogare tra bozzetti di set e schizzi di donnine in abiti succinti. Si parla di televisione, ma non è uno spettacolo, è una guerra. La guerra dei format.
Tra reality, talk show, programmi interattivi e pubblicità, pare che gli italiani si siano convinti non solo che la televisione sia di tutti ma che tutti possano anche farla. E sempre più spesso salta fuori che proprio quel programma che sta ottenendo tanto successo non l’ha inventato il signore citato nei titoli di testa, ma qualcun altro. Magari un pinco pallino mai sentito nominare, o forse un famosissimo showman con guizzi di creatività.
Chi poi non ricorda, fra gli appassionati di tv, quanto fracasso fece Paolo Bonolis quando in primavera Raidue lanciò Votantonio condotto da Fabio Canino? Votantonio l’ho inventato io sette anni fa, strillò esibendo come prova il numero di una pratica, dato che aveva depositato il format da un notaio. Minacciò di portare tutti in tribunale e di fare sospendere il programma. Ma poi successe che Votantonio (in onda su Raidue) fu uno dei flop più clamorosi della storia televisiva, chiuse dopo la prima puntata e di Bonolis e del suo notaio non si seppe più nulla. Perché tanta guerra? La realtà - lo spieghiamo nel pezzo riportato in basso - è che in Italia il format non è tutelato dal diritto d’autore: l’idea per un programma, una volta espressa, diventa di pubblico dominio.
Anche lo show Reazione a catena, il preserale di Raiuno condotto con successo in questi giorni da Pupo, è stato colpito di striscio. Il suo collega Enrico Papi ha raccontato di avere visto quel programma in America (dove va in onda da più di vent’anni), di aver «fiutato» che poteva piacere agli italiani, e di essersi mosso in prima persona per presentare un adattamento del gioco per l’Italia. Ha aggiunto di averlo proposto a Mediaset, che l’ha rifiutato e di averne poi parlato all’amico Giorgio Gori. Poco dopo, Reazione a catena è finito nel palinsesto estivo di Raiuno. La Sony (che detiene i diritti del format) però ha smentito categoricamente qualsiasi intervento di Papi nell’intera faccenda. Proseguendo a ritroso, lo scorso autunno Bonolis è stato al centro di una infinita di polemiche: il suo Fattore C (Canale 5) veniva ritenuto praticamente identico a quell’Affari tuoi con cui nella stagione precedente il presentatore otteneva ascolti da capogiro su Raiuno. Anche qui una questione che è arrivata in tribunale. Poi Fattore C non ha avuto quella fortuna che si sperava, è passato dalla prima serata al preserale e poi ha lasciato il posto al Milionario di Gerry Scotti.
Affari tuoi è di Endemol, la più grossa società di produzione di format. Quando - poche settimane fa - fu acquistata da Mediaset, i giornali puntarono molto sul fatto che tra i suoi show annoverasse anche Che tempo che fa, il talk di Raitre condotto da Fabio Fazio e che, quindi, in via indiretta, la trasmissione di Fazio fosse realizzata con i soldi di Mediaset. Ma lo showman chiarì subito: il format è mio, l’ho inventato io e la Endemol lo produce soltanto. Un’autrice ha, invece, citato in tribunale Cultura moderna, la trasmissione condotta da Teo Mammuccari su Canale 5, sostenendo di aver avuto l’idea originale, ma il giudice le ha dato torto. Un’altra causa è ancora in corso tra un altro autore e Amici, il programma di Maria De Filippi, primo talent show prodotto in Italia.
Di certo c’è che la guerra dei format sembra destinata a durare. Anche perché in palio non c’è solo la popolarità e il successo, ma una montagna di euro per chi trova un programma capace di inchiodare alla sedia i telespettatori.