Idem: «Dedicato al Dalai Lama Ma la politica non si nasconda»

«Gli regalo il mio body, ma tocca al Cio e ai governi tirar fuori gli attributi... C’è troppa ipocrisia»

nostro inviato a Pechino
Un paio d’ore prima del via, in un’anonima camera d’albergo vicino al bacino di Shunyi, la donna che tutta Italia aspetta sta facendo i conti con se stessa. Si allontana un attimo dal marito e dai figli e inizia a parlare. È una conversazione surreale tra Josefa e la Idem. «Allora, guardati sei la solita, sei di nuovo qui, alla vigilia di una gara, di nuovo tesa, nervosa, ma chi te lo fa fare?». Poi il silenzio, poi la decisione, una canzone degli Ac/Dc, il volume a palla e via, a ballare, sfrenata, per alcuni minuti. Quindi di corsa a gareggiare.
Ecco, una medaglia d’argento che poi per 4 millesimi di ragioni è anche una medaglia d’oro, può nascere così. Da una conversazione ai limiti dell’assurdo e da un Dirty Dancing olimpico. Josefa Idem rivela tutto mentre racconta raggiante la sua impresa nella canoa K1 500 metri, mentre spiega che «la tensione tutte le volte è a mille e che rischiavo di far male se non mi fossi scaricata ballando… e avete visto che gara ha fatto la vecchietta?».
Visto, eccome. Anche perché la vecchietta ha le idee ben chiare su tutto. In serata, finita l’orgia dei festeggiamenti, saranno pensieri per il dramma del Tibet e Josefa, con Antonio Rossi, il nostro portabandiera, aderirà all’iniziativa di Margherita Granbassi di donare un proprio capo sportivo al Dalai Lama. «Non si tratta di feticismo - dirà Rossi - ma di un gesto simbolico sui diritti umani». Saranno però le parole della Idem a colpire: «Io dono il mio body, ma a questo deve seguire una presa di posizione dei politici… in passato il Dalai Lama, in Europa, è stato ricevuto, eccetto dalla Merkel, in modo vergognoso, come sotto banco. La prossima volta gli dovranno essere tributati i giusti onori». E ancora: «Non sono gli atleti a dover fare politica, bensì i politici, che devono agire anziché mettere la coda fra le gambe. C’è ipocrisia: chiedono a noi grandi gesti, mentre loro non hanno gli attributi… intanto, però, tutti fanno affari con la Cina. Non mi tiro indietro, ma non sarà qui che darò un giudizio politico… Doveva essere il Cio a far qualcosa al momento dell’assegnazione dei Giochi… ». Quanto alla Cina: «Questo è un grande Paese, con una storia millenaria, che sta cercando la propria strada. Io giudico le persone e qui ho trovato gente squisita, felice di ospitarci».
Ecco, la vecchietta in serata dirà tutto questo, ma nel pomeriggio aveva solo lasciato parlare la forza delle sue braccia da 44enne, mettendo dietro una ex connazionale di tredici anni più giovane e perdendo, ma con 4 millesimi di distacco non si perde mai, da un’ucraina che aveva due anni quando la Idem vinceva il primo bronzo a Los Angeles. Perché ammettiamolo: la vecchietta è un frullato di doti fisiche, psicologiche, come visto anche di fine conoscenza politica, il tutto insaporito però dal cuore di mamma. Appena scesa dalla sua canoa, non smetterà mai di dare un occhio e una carezza e un sorriso amorevole ai figli, a Janek, il più grande, 13 anni, e al piccolo Jonas, 5. Incontenibile Josefa, quasi il gesto sportivo passasse in secondo piano. «Sportiva e madre? È la mia forza per questo ho sempre bisogno di averli accanto. Come faccio a conciliare sport e famiglia? E come fa mia sorella che si alza presto per lavorare ogni giorno e ha pure lei due figli e non vince medaglie per questo? Semplicemente è dura per tutte le donne».
I quattro millesimi che l’hanno separata dall’ucraina con la faccia e il corpo di un piccolo uomo muscoloso, Inna Osypenko si chiama, le faranno male solo più tardi, finita la festa, quando dirà: «I millesimi nell'atletica e nel nuoto non esistono, in questi casi i giudici danno l'ex aequo: e noi avevamo un membro italiano nella federazione internazionale… penso che avrebbe potuto farsi avanti per chiederlo… Comunque per me questo argento è come fosse oro e mi rifarò a Londra». Lo giurerà al telefono con il presidente Napoletano: «Perché l’olimpiade è come partorire… prima soffri, ma poi, quando hai il piccolo in mano, ne vorresti fare subito un altro… ».