Idem sull’ottovolante: «Sono già nella storia A Londra per vincere»

Josefa Idem è nella leggenda. Con il settimo posto nella finale del K1 500 ai mondiali di Szeged in Ungheria ha ottenuto il pass per l’ottava Olimpiade. Un record che permette a Sefi di eguagliare i mitici fratelli Piero e Raimondo D’Inzeo, che da Londra 1948 a Montreal 1976 rappresentarono l’Italia nell’equitazione. Proprio come la Idem che nella canoa ha partecipato per la Germania nel 1984 e 1988 e, diventata italiana dopo il matrimonio con Guglielmo Guerrini, ex tecnico della pallavolo e ora anche suo allenatore, ha rappresentato il tricolore nelle cinque successive Olimpiadi, con 5 medaglie vinte: bronzo con la Germania a Los Angeles 1984, poi con l’Italia bronzo ad Atlanta 1996, oro a Sydney 2000, argento ad Atene 2004 e a Pechino 2008.
«Non ci avevo pensato, ma adesso che potrò andare a Londra sono felicissima e, alla Blues Brothers, ora viene il bello e cominciamo a giocare», ci scherza su Sefi. Che poi rincara la dose: «Chi mi conosce sa bene cosa voglio, a Londra non sarà una vacanza, vado per vincere». Con avversarie che ne hanno almeno venti meno di lei e che potrebbero essere sue figlie. «Uffa, con questa storia dell’età, ne avro 47 il prossimo 23 settembre e in allenamento sollevo anche 112 chili. Io mi alleno al 120 per cento e alla mia età il cronometro non mi interessa. E poi battere le ragazzine dà più soddisfazione».
E pensare che dopo Pechino erano corse voci sul ritiro della Idem, ma era stata lei stessa a smentirle rimettendosi in acqua con rinnovato entusiasmo. «Sono stati tre anni impegnativi e pesanti», afferma, «ma non ho mai pensato di smettere. Ora mi aspetta un anno di nuovo duro ma anche gioioso. La passione e la consapevolezza di essere un pezzo di storia dello sport mi darà una carica incredibile». Però Josefa ha rischiato di non esserci ai mondiali in Ungheria prima per un problema provocatole dagli antibiotici e poi per un’infiammazione alla spalla sinistra, ma la grinta guerriera che la contraddistingue è stata più grande delle malattie. Ieri poi, nella partenza della finale, ha avuto non poche difficoltà: «La pagaia si è girata, costringendomi in pratica a fermarmi e a ripartire, ma a metà gara sono rientrata in gruppo. Poi ho badato soltanto a non commettere altri pasticci e adesso mi godo questo grande risultato anche se mi resta il rammarico di non avere vinto o essere andata a medaglia», commenta la Idem.
Sembra che lo sport sia donna, visti i successi di Pellegrini, Vezzali, Di Martino e della stessa Idem che, sull’argomento, ha la battuta pronta: «È semplice, le donne non hanno più paura di vincere, questo è il segreto. E ne vedremo delle belle perché non abbiamo ancora finito». Una minaccia e una speranza, destinazione Londra, mentre i figli Janek (16 anni) e Jonas (8) se la divorano con gli occhi. «Il maggiore l’ho chiamato Janek, nome polacco, quando ho vinto il mio primo mondiale per l’Italia proprio in Polonia e sono loro i miei più accaniti tifosi. E non mi hanno mai detto: mamma, ora basta, perché, malgrado la mia età, vedono quanta passione e motivazioni ho ancora dentro».
Ventidue mondiali disputati (6 con la Germania), 40 finali iridate conquistate (37 nella velocità e 3 nel fondo), medaglie conquistate tante da non ricordarsi il numero, ma soprattutto l’ottava Olimpiade raggiunta. E questa Sefi se la ricorderà per sempre.