Identificato il trans, sospetti su uno psicolabile

Carlos Eduardo Fernandes, brasiliano di 31 anni, pregiudicato. Meglio conosciuto come «Giovanna». Agli esperti del Ris è bastato un lembo di epidermide dell’indice della mano destra prelevato dal cadavere per dare un nome al trans ucciso e gettato in un sacco di plastica a Ostia Antica. Probabilmente strangolato o soffocato da un cliente visto che dal primo esame non risultano segni evidenti di violenza, come una coltellata o un colpo d’arma da fuoco. O da uno squilibrato della zona, già accusato di tentato omicidio ai danni di trans: questa la pista più concreta seguita dai carabinieri. Si risolverebbe così il giallo di Santo Stefano nato attorno al rinvenimento sulla sponda sinistra del Tevere di un corpo in avanzato stato di decomposizione, in parte scarnificato.
Un giallo sollevato soprattutto dall’inquietante coincidenza della sua morte con quella di Brenda, il trans coinvolto nello caso Marrazzo. Uno dei tanti viados, insomma, che di notte battono le strade della pineta di Castelfusano. Il 31enne, noto alle forze dell’ordine per reati connessi alla sua attività, lavorava tra Ostia e l’Eur e negli ultimi tempi si era stabilito in un monolocale all’Infernetto. Difficili gli ipotetici collegamenti con i connazionali del quartiere Trionfale, via Gradoli in particolare, anche se l’indagine, affidata tra gli altri al pm Rodolfo Sabelli, lo stesso che indaga sul porno scandalo dell’ex governatore della Regione, non è conclusa. Si attendono i risultati approfonditi dell’autopsia e gli interrogatori di amici e conoscenti della vittima per ricostruire l’ambiente in cui è maturato il delitto. Una questione di soldi o prestazioni scoppiata durante un rapporto sessuale? Certo è che l’assassino non è andato molto lontano dal delitto perfetto. Per gli inquirenti pochi dubbi sulla dinamica dell’omicidio: dopo il drammatico epilogo in zona Castelporziano, al «Dazio», il killer avrebbe messo il corpo nella busta di plastica e, nascondendolo nel bagagliaio di un Suv o di un fuoristrada, l’avrebbe portato nell’area «Saline» di Ostia Antica percorrendo l’intera via del Collettore Primario. Da qui altri 800 metri lungo il viottolo che costeggia il canneto sull’argine del fiume per poi sbarazzarsene dandolo «in pasto» a topi e nutrie che vivono nel territorio della Bonifica. Sicuro che nessuno per settimane l’avrebbe scoperto, tanto da lasciarlo con i pochi abiti che aveva nel momento dell’uccisione: un cappotto marrone (in una tasca profilattici, lucidalabbra, peli e capelli), slip femminili rossi, sandali con tacchi alti. E poi quell’anello da pochi soldi, di bigiotteria, color argento, con pietre incastonate, che si pensava fosse l’elemento utile al riconoscimento. Gli inquirenti, dal canto loro, da oltre 3 giorni stanno setacciando gli ambienti che ruotano attorno al mondo della prostituzione maschile del litorale alla ricerca del colpevole. Fra i sospetti uno psicolabile del quartiere, in tempi recenti già coinvolto in due tentati omicidi nei confronti di trans.
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