A Identità Golose è nata la nuova cucina italiana

Paolo Marchi

La frase che meglio ha fotografato la seconda edizione di Identità Golose, dal 29 gennaio al 1° febbraio a Milano, l’ha pronunciata Ferran Adriá. Il catalano, titolare del Bulli a Rosas, intervistato da Gigi Padovani per la Stampa, ha detto: «Sta nascendo la nuova cucina italiana». E io stesso, scorrendo mercoledì sul programma i nomi di Scabin, Bottura e Uliassi, ho pensato: «Sono loro la nuova cucina italiana». Loro e Pierangelini, Cracco, Cedroni, Leemann, Sultano, Alajmo, Scarello, Masieri, Palluda, Russo, Lopriore, Tarlao, Caputo, Fanella, De Prà e tanti altri ancora che, usando la loro testa, vanno alla ricerca di nuovi equilibri e idee nel piatto.
Mi è piaciuto, come ideatore e curatore dell’evento, vedere tanti usare il matterello, fino a poco tempo fa un oggetto-simbolo della nostra cucina casalinga, e ora nelle mani di trenta/quarantenni che lo usano per tirare paste a base di pesce, il nuovo plasmato da un oggetto antico. Mi è strapiaciuta la collaborazione tra i gelatieri e i pasticcieri nei loro rispettivi laboratori, tutti pronti a sporcarsi le mani per aiutare il collega in quel momento sul palco. Ho gradito molto vedere diverse persone fermarsi allo stand dei libri, un segnale anche per gli editori di casa nostra che faticano a capire le potenzialità racchiuse nella nuova cucina d’autore e invece di investire nel futuro, insistono con manuali della nonna e raccolte ricettose che sono quasi sempre il riciclaggio di fondi di magazzino. Vanno insomma sul sicuro.
Come Italia stiamo subendo il vigore della Spagna (non solo in cucina) e non solo di essa. Da mesi dicevo ad esempio in giro che sarebbe stato un peccato perdersi la lezione di Tomaz Kavcic. Morale: tanti congressisti, grazie a lui e alla sua piastra di sale, hanno scoperto che la Slovenia non produce solo buoni sciatori, ma anche cuochi, vino e idee. Una nazione viva insomma e pure compatta.
La questione per noi italiani è adesso una: appurato che Cracco e Alajmo, Cedroni e Scabin sono delle stelle che calamitano le attenzioni del mondo, che i grandi cuochi vengono a spiarli come loro facevano con gli spagnoli fino a pochi anni fa, il sistema Italia è pronto a supportare il loro genio con una seria e grintosa politica di comunicazione delle idee e di diffusione dei prodotti? Sì, perché se poi chi vorrà cucinare italiano, nel pianeta non troverà autentiche materie prime italiane avremo perso l’ennesima occasione per dimostrarci un Paese serio.
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