Idomeneo, un grande Mozart che fu riscoperto in Inghilterra

Era il 1954 quando l’opera che domani aprirà la stagione scaligera venne recuperata tra i picnic sull’erba del festival di Glyndebourne. Quell’edizione è riproposta in un cd «live» in vendita col «Giornale»

Alberto Cantù

La riscoperta novecentesca di Idomeneo avviene in Inghilterra, nei verdi prati del Sussex. È merito di un Festival illuminato, quello di Glyndebourne, dove l’opera la si gode facendo picnic sull’erba.
È il 1951. Delle grandi opere di Mozart, l’Idomeneo, quella di cui si sono perse le tracce. Un grande manager, Rudolf Bing, poi approdato al Met di New York, e un direttore d’orchestra di quelli con la maiuscola, Fritz Busch, recuperano con successo il «dramma eroico» mozartiano. Che entra così in repertorio, viene registrato con i complessi inglesi che il doppio cd del Giornale (in edicola da domani a 8,90 euro più il prezzo del quotidiano) restituisce in un «live» da Glyndebourne del ’54, raro e prezioso, dove protagonista e direttore sono gli stessi dell’edizione discografica «ufficiale» anno 1956: John Pritchard, che di Busch era stato allievo e assistente, e del maestro replica energia e comunicativa più il tenore Richard Lewis, «ideale per luminosa bellezza timbrica e squisita musicalità, con un’intensità d’accento ammirevole» come scrive Elvio Giudici nella laica bibbia del buon melomane che è, con le sue quasi duemila pagine, L’opera in cd e video.
Dire Idomeneo non basta. L’opera è commissionata a Mozart nell’ottobre del 1780 dall’intendente teatrale del Principe Karl Theodor che Mozart ha conosciuto a Mannheim e che recentemente è succeduto a Massimiliano III a capo della corte di Monaco. Lì s’è portata la sua compagnia teatrale e una formidabile orchestra, famosa ovunque per i «crescendo», per la bravura e ricchezza inusitata degli strumenti a fiato e per una scrittura «moderna», sonatistica, fatta di temi e sviluppi. Quella di cui Mozart si appropria con Idomeneo facendo «esplodere» sia la vecchia opera belcantistica napoletana, sia l’aulica tragédie francese. Inventando la sua prima, grande e irripetibile opera in cui analiticamente sviluppa la psicologia della parola, dei sentimenti e dei personaggi.
Questo è l’Idomeneo inscenato il 29 gennaio 1781. O meglio. C’è, nell’81, un Idomeneo tutto musicato e ci sono sia versioni alternative d’una stessa scena, sia «tagli», in vista della «prima», dovuti talvolta all’imperizia dei cantanti, in altri casi alle ragioni drammaturgiche per cui Puccini sacrificò brani pur straordinari. Qui Idamante, figlio del re di Creta, è un castrato (oggi un soprano o un mezzosoprano).
Un secondo Idomeneo, dove Idamante si muta in tenore, è quello che l’autore riassembla per un’esecuzione in forma di concerto, il 13 marzo 1786, nel palazzo del principe Johann Adam Auesberg a Vienna componendo alcune parti nuove.
Ogni allestimento, ogni direttore, ogni disco nel tentare una versione «definitiva» dell’opera o secondo gusti individuali possono così dar luogo a Idomeneo assai diversi tra loro. A Glyndeburne, a metà del Novecento (l’opera alla Scala approderà solo, e per la prima volta, nel 1968, con cinque recite in tutto) Busch e Pritchard optano per un Idamante tenore anziché en travesti: più in sintonia col gusto del tempo e in anni nei quali l’opera belcantistica settecentesca dei castrati è tutta da riscoprire. Quanto alla «versione», il riferimento del disco, è quella del 1786 innestata sulla prima dell’81. Troviamo inoltre tagli oggi impensabili come nel Primo atto che, dopo un’Ouverture e un Pritchard di superba teatralità, passa direttamente alla tempesta (i rumori di scena non sono di Mozart) ossia al coro Pietà, numi pietà e omette l’aria di Idamante: un Leo Goeke di buona ancorché un po’ britannica dizione e rotonda vocalità. Ilia è Bozena Betley, solida, partecipe e dolcemente accalorata (Se il padre perdei). Elettra, una Josephine Barstow a suo agio nella larga cantabilità (Idolo mio) come nelle impennate delle arie di furia. Alexander Oliver (Arbace) risulta una meraviglia di tenore lirico e John Fryatt un Sacerdote da manuale.