«Iena Ridens», il grande occhio della tv

Direttore di banca, guardia e ladri rinchiusi nel caveau e soccorsi in diretta

Viviana Persiani

Forse è colpa della televisione, probabilmente la stessa società sarebbe da condannare, spinta dal desiderio e dalla curiosità morbosa di osservare la tragedia; senza dimenticare il singolo cittadino, pronto ad accusare i media di invadere la propria intimità e la privacy e poi disposto a tutto pur di essere ripreso da una telecamera.
La compagnia Maio, sulla scena del Teatro Greco da giovedì, portando in scena Iena Ridens, attraverso l'ironia e la comicità si addentra nell'universo del Grande Occhio, una lente curiosa e invadente guidata dal cinismo. Ussi Alzati, una dei protagonisti diretti da Paola Galassi, racconta come, nuovamente sul palcoscenico della sala di piazza Greco, la compagnia Maio di ritrovi a presentare una faccia della realtà colorandola di commedia.
Cosa racconta Iena Ridens?
«Una realtà che ci fa spesso arrabbiare, ma alla quale ormai tutti ci siamo abituati, ovvero l'invadenza della televisione. Tutto accade in una banca, dove il direttore, cinico e permaloso, una guardia giurata e due ladri inetti e pasticcioni, si ritrovano rinchiusi all'interno del caveau dell'istituto di credito. Ma non ci sarebbero problemi che non fosse che il pericolo incombe: un sistema di aerazione moderno e sofisticato prevede la riduzione dell'emissione d'aria dal momento della chiusura».
Una situazione tragica, quindi?
«Sì, ma non preoccupante, dal momento che attraverso un telefono i cialtroni prigionieri riescono a chiamare soccorsi. Peccato che l'appello venga intercettato dalla televisione che non manca di mandare le telecamere a riprendere l'inquietudine e l'ansia di queste persone».
Riescono ad avere l'autorizzazione?
«Sappiamo che la tivù ha la capacità di infilarsi in situazioni d'emergenza buttando in pasto tragedie ad un pubblico avido di emozioni. Il cinismo della televisione sguazza in mezzo all'ansia, ma quel che è peggio è che viene autorizzato dalle persone stesse».
Quindi non è una denuncia dell'invadenza mediatica?
«Con questa commedia vogliamo sottolineare come la tv spesso approfitti di situazioni estreme, senza tuttavia tralasciare come lo stesso pubblico e i medesimi protagonisti delle vicende, acconsentano a questo “spionaggio”, con la speranza di finire sotto i riflettori».
Qual è lo stile di Maio?
«Siamo soliti scrivere delle commedie, un genere ormai poco sfruttato. Le commedie presentate a teatro sono quelle classiche, appartenenti alla tradizione, o quelle scritte da drammaturghi stranieri. Noi, presentando spettacoli giocati sulla comicità di situazione, su equivochi, gag, rendiamo omaggio ai canoni della commedia classica raccontando di attualità».