«LE IENE» D’ASSALTO PERDONO MORDENTE

Si avvia alla conclusione la più deludente stagione delle Iene, trasmissione che ha fatto parlare di sé per anni movimentando il panorama tv e offrendo spunti di divertimento e vivacità. Ora le Iene stanno finendo come certe squadre di calcio che si trascinano stancamente, in avanzato stato di cottura, partita dopo partita, non vedendo l'ora di fare la doccia prima del riposo estivo. Anche perché l'organico del programma, per rimanere nella metafora calcistica, non ha subito significativi rinforzi nel corso degli ultimi tempi. Ormai lontani i momenti belli in cui la banda capitanata dall'ottimo Davide Parenti sfornava facce e personalità d’impatto, come Teo Mammucari ed Enrico Lucci, capaci di imporsi con il taglio originale dei loro servizi, o lo stesso Fabio Volo che una ventata d'aria fresca la portava spesso. Oggi di nuove Iene che abbiano un po’ di personalità non se ne vedono in giro, qualcuno della vecchia guardia è stato nel frattempo distratto da ingaggi allettanti (Marco Berry al timone di Invisibili) e così a doverla sfangare sono rimasti i soliti quattro gatti, o quattro Iene che dir si voglia. Gli stessi Luca e Paolo sembrano un po' svogliati, e Alessia Marcuzzi in odor di sostituzione pare aver fiutato il probabile benservito e si spende con minore generosità. Qualche guizzo rimane, ma se si confronta il rumore o la risonanza che facevano certi servizi o certe iniziative delle Iene fino a una o due stagioni fa con il tran tran di oggi la differenza è notevole. Perdendo in mordente e imprevedibilità, e dovendo fare i conti con il difficile ricambio di uomini e idee (impegnativo per qualunque trasmissione di lungo corso), il team di autori ha scelto di virare verso servizi di denuncia, dal taglio sociale e moralistico, opzione da maneggiare con una attenzione e un polso fermo che sono spesso mancati. Le Iene hanno finito per diventare pedanti, ripetitive, moraleggianti al limite della predica, con una preoccupante monotonia nella scelta delle «denunce» (il servizio di giovedì sera sugli aspiranti attori che devono pagare pegno fisico per fare carriera non brillava certo per originalità e neanche per asciuttezza). Forse, in vista della prossima stagione, andrebbe anche ripensata la scansione bisettimanale del programma, che regge con sempre maggior fatica il doppio appuntamento. In fin dei conti va ricordato che le Iene ebbero il loro momento migliore quando abbandonarono il presuntuoso appuntamento quotidiano e concentrarono forze e idee su un'unica puntata settimanale. Da lì arrivò il successo, direttamente proporzionale alla possibilità di pensare con calma al materiale da mandare in onda.