Le Iene difendono i precari da Bertinotti e Marini

Il leader Prc: «Non potevo indagare, per fortuna l’avete fatto voi» L’esponente Dl: «Immaginavo...»

da Roma

Il consueto lieto fine. Con Fausto Bertinotti e Franco Marini che decidono di passare al contrattacco. E messi finalmente a conoscenza dalle Iene del fatto che il lavoro nero esiste anche in Parlamento, prendono i provvedimenti del caso. D’altra parte, sia il presidente della Camera che quello del Senato sono sindacalisti di lungo corso (l’uno in Cgil e l’altro in Cisl) e se avessero lontanamente immaginato che solo 54 dei 683 assistenti parlamentari accreditati alle Camere godono di un contratto regolare sarebbero già intervenuti da tempo. Invece niente. Nonostante la prassi sia diffusa ormai da decenni e nonostante i due siedano in Parlamento da quasi tre lustri.
È proprio ai microfoni delle Iene, in un’intervista in onda stasera su Italia1, che Bertinotti e Marini annunciano che la Camera riconoscerà come «collaboratore» di un politico solo chi avrà un regolare contratto mentre il Senato sta per mettere a punto una proposta di legge ad hoc. Interviste di cui le Iene hanno ieri diffuso la trascrizione. «Lei lo sapeva - è la domanda che viene rivolta al presidente della Camera - che la maggior parte dei collaboratori parlamentari sono pagati in nero?». Risposta secca: «No. È una grave slealtà». Altra domanda: «Come ha fatto a non accorgersi che davanti a lei...». «Davanti a me no...», chiosa Bertinotti. «Allora come ha fatto a non accorgersi che in mezzo ai suoi colleghi c’erano delle persone che venivano pagate in nero?». «Quelle che ho conosciuto - spiega il leader del Prc - erano in forma regolare... quelle che ho conosciuto. Nella mia esperienza conosco molte persone che prestano attività gratuite. Se uno mi dice “io ho un collaboratore che mi presta la sua attività gratuitamente”, io sa perché gli credo? Perché ne conosco tanti». E ancora: «Questo che ho detto contava sulla buona fede, siccome è venuta a mancare, penso che prenderemo la seguente decisione: che la Camera riconoscerà come collaboratori soltanto coloro che depositeranno alla Camera un contratto di lavoro». «Non è che lei si è dimenticato di come si fa il sindacalista?», ironizzano le Iene. E Bertinotti: «Mi dispiace che lei dica così...». «Come faceva a non saperlo, con la sua esperienza...». Bertinotti: «Lei fa una cosa che io non posso fare: si chiama inchiesta. Noi, quando facevamo i sindacalisti facevamo l’inchiesta. Io, da presidente della Camera, un’inchiesta non la posso fare perché sarebbe una violazione grave. Ma sono contento che altri la facciano affinché noi interveniamo a salvaguardare gli interessi dei lavoratori».
Sulla stessa linea Marini. «Immaginavo, ma non sapevo», spiega il presidente del Senato. «Il fatto che lei sapeva non le sembra una cosa estremamente grave? Lei sapeva e non è intervenuto?», insistono le Iene. E Marini: «Stia calmo, ragioniamo. Qua non è questione di irregolarità. Il problema è che non c’è una normativa. C’è bisogno di una leggina altrimenti questa situazione non si risolve». «Noi stiamo difendendo i diritti dei lavoratori rubandole il mestiere», ironizza l’intervistatore. Replica del presidente del Senato: «Rubando no... rafforzando il mestiere, io non lo faccio più da parecchi anni». Affondo: «Si vede. Perché se ne frega dei portaborse».