Iene sbranate in Cassazione

Hanno violato la privacy perché non hanno fatto nomi e cognomi. È un paradosso, quello con cui la Corte di cassazione condanna le Iene per il test antidroga eseguito nel 2006 fuori da Montecitorio con l’aiuto di una truccatrice che con un tampone raccolse il sudore di 50 parlamentari. La difesa dei giornalisti Davide Parenti e Matteo Viviani puntava proprio sulla mancata lesione della privacy, perché «gli accertamenti non permettevano di associare il test ai nomi». Ma per i giudici proprio l’anonimato ha esposto il Parlamento intero all’indiscriminato sospetto, con «nocumento all’immagine pubblica e all’onorabilità». Post scriptum: il servizio completo non è mai andato in onda.