Le Iene viziate non ridono più

L’arresto ai domiciliari della moglie del ministro della Giustizia una carriera l'ha già rovinata. E però non è quella di Mastella, che ha ancora molte carte da giocare; e non possono dirsi del tutto pregiudicate neppure le altre parti irpine della commedia ancora in corso. A essersi rovinato davvero intanto è solo tal Alessandro Sortino. Costui se n'era venuto tronfio in quel di Ceppaloni, vestito in color nero becchino, a moralizzare per il programma Iene. E invece se n'è tornato screditato, finito anzi nel ridicolo, lui e il programma. Già il portare le arance a chi si trova agli arresti non è che sia un gran bel prendere in giro. Deridere chi è già nei guai, e péna, non richiede mai molta eleganza, tantomeno coraggio. Tuttavia è una di quelle gesta che va per la maggiore, nel giro di spiatine compiaciute e spocchiose, che occupa certi programmi Tv. E diseduca un pubblico che quindi non v'avrebbe badato, e che però stavolta ha visto questo tale, andato per screditare deridendo, e invece finito lui in balbettio, zittito, dal figlio di Mastella.
Il dialogo è stato esempio perfetto di quanto sia facile andare per menare ed uscirne menati. Lezione che per le strade di una volta da ragazzini era tra le prime, più preziose, a impararsi, e educava quindi alla prudenza. Invece, con quale abitudinaria spocchia questo giornalista, o non so che, delle Iene, è andato a stuzzicare il figlio bonaccione di Mastella. Costernato per la madre, lui però all'inizio non s'adira, dignitoso rivendica il suo mestiere, quasi poi se n'andrebbe. Il Sortino però tignosetto, insiste. Finché il giovane Mastella rivendica il suo contratto da ingegnere a 1800 euro al mese e gli domanda: «Ma tu quanto guadagni?». L'altro balbetta, ride nervoso, addirittura ritratta: «Non ho fatto nessuna domanda». Ma non sa fermarsi. O s'accorge della magra figura, tenta di rifarsi; accenna a Mastella padre. Pronta la replica del figlio: «Tu ce l'hai un padre? E lo so pure tuo padre che fa, e se lo dici qua fai pure tu una figura...». Come avviene, perché il Sortino da quel momento l'intervista la subirà invece di farla. Deve infatti ammettere che il padre è commissario dell'Autorità per le Comunicazioni. «E tu dove lavori?»; lo incalza allora l'altro. Ma, lavorando in tv, la iena rovinata non ride più. Il sillogismo parentele-favori, di cui stava accusando un altro, gli si è ritorto ormai ridicolmente contro.
E questo scambio tra due giovani che mostrano vari anni di meno di quanti ne hanno, come tutti i loro coetanei, mi pare prezioso per molti versi. Dimostra che quello del giornalista dovrebbe essere mestiere col quale si dovrebbe informare, non insinuare, e tantomeno poi da usarsi per ridere. Come fanno invece troppi programmi di questa tv, che perciò escono screditati dal replicare bonario, controvoglia, del figlio di Mastella. Perché, si leggano i blog su internet, anche quelli più feroci coi Mastella, a uscire male dalla vicenda è questa tv in perenne allusione derisoria. Pure lei si è svelata parte del coro da cui finge di chiamarsi fuori. E forse perciò, caro lettore, pure io che con Mastella padre mai sono stato indulgente, mi sono trovato invece stavolta a fare il tifo per Mastella figlio. Perché è indegno questo non darsi mai limiti, mettersi ogni volta al di sopra delle parti, quando ben pochi lo sono, e sono poi quelli che tacciono. Il male dell'Italia ormai è tale da aver pervaso quasi tutto, e solo il tagliare spese allo Stato, e possibilità di favori alla politica, può risolverlo. Non certo una «tv dei ragazzi», viziata, non adatta agli affari adulti.
Geminello Alvi