Ieri 170 voli a terra, inchiesta della Procura

Si indaga per interruzione di pubblico servizio. Oggi 220 collegamenti a rischio. Ma il titolo recupera quasi il 3%

da Milano

Si annunciano nuovi disagi, oggi, per i passeggeri di Alitalia. È prevista la cancellazione di 220 voli, prevalentemente nazionali, in calo rispetto alle previsioni della vigilia, 250. Ieri, mentre la Procura di Civitavecchia ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di interruzione di pubblico servizio, si è registrato, invece, un miglioramento rispetto alle stime: «solo» 170 voli cancellati sugli oltre 800 in operativo. In sostanza, il 75% dell’attività è andata a buon fine; quasi totalmente quella (più redditizia) di lungo raggio. Ricordiamo che lunedì le cancellazioni erano state 225, nel totale dei sei giorni trascorsi, oltre 800 sono stati i voli rimasti a terra, almeno 100mila i viaggiatori coinvolti. Il fatto che questi numeri siano decrescenti dimostra che l’energia espressa dalle assemblee, dai picchetti, dai blocchi delle manutenzioni e delle certificazioni sta scemando: essendo in calendario oggi alle 13 l’incontro a Palazzo Chigi, tanto richiesto dai sindacati, è naturale che la protesta abbia allentato la presa.
Non ci s’illuda, comunque: l’incontro di oggi potrà rassicurare i lavoratori - parliamo soprattutto di quelli di Az Servizi (la «bad» company) - e potrà, nell’immediato, quietare gli animi. Tuttavia la medicina della suddivisione in due di Alitalia, scorporando i servizi di terra e passandoli sotto il cappello di Fintecna, è l’unica possibile per dare un futuro all’Alitalia. Il piano di Giancarlo Cimoli è chiaro e, com’è stato autorevolmente ripetuto ieri, non è in discussione. Lo scontro di questi giorni è «epocale»: è la ricerca di nuovi equilibri tra la «vecchia» Alitalia e la «nuova», già operativa. Può essere comprensibile la preoccupazione di coloro che sono rimasti «a terra», in odore di perdere tanti privilegi che per anni o decenni mamma-Alitalia ha assicurato a tutti. Monopolio e mercato sembrano contigui: ma passare dall’uno all’altro impegna percorsi, spesso, di sofferenza. «È inconcepibile quello che sta succedendo», dice Corrado Passera, amministratore delegato di banca Intesa, l'istituto che ha sostenuto l'aumento di capitale della compagnia aerea per cento milioni di euro. «Si è lavorato per mesi su un piano - ha continuato Passera - che ha avuto l'accordo di tutte le parti in causa. La compagnia può farcela, ma credo che l'insieme di quello che oggi si vede sia molto poco apprezzabile».
I dipendenti (e i sindacati) di Alitalia Servizi andranno adeguatamente rassicurati e, probabilmente, incentivati. Un ruolo importante spetterà a Fintecna, già oggi titolare della gestione della società (grazie al 2% in usufrutto che si aggiunge al 49% in proprietà) che dovrà sviluppare sul mercato attività che finora erano «captive», ovvero circoscritte all’ambito del gruppo; è anche in virtù di una possibile competitività di attività precedentemente monopoliste che l’Unione europea non ha riscontrato gli «aiuti di Stato» in un’operazione che ne aveva ampiamente il fumus: ovvero la progressiva cessione di business in perdita a una società interamente detenuta dal Tesoro.
Per la cronaca, vanno annotati anche due grossi equivoci lessicali. Molti continuano a invocare o temere il fallimento dell’Alitalia: va ricordato che non può fallire una società che ha un miliardo di euro in cassa. Casomai può essere liquidata, ma questa è una decisione che gli azionisti di qualunque società, anche delle Generali o di Telecom, possono prendere in qualunque momento. Poi qualcuno ha detto che non è il momento di privatizzare Alitalia. Anche qui, ci s’intenda sulle parole: per l’Unione europea, con la discesa al 49% del Tesoro, Alitalia è già privatizzata, era una condizione essenziale posta da Bruxelles. Casomai, si parli della totale uscita del governo, o di accordi e alleanze che ne mutino significativamente la configurazione.
La nota positiva della giornata riguarda Piazza Affari: dopo il tonfo di lunedì, il titolo ha guadagnato ieri il 2,9% a 1,073 euro, con scambi pari al 4,8% del capitale.