Ieri il cda della compagnia ha approvato i conti dei primi 9 mesi con 2,3 miliardi di utili. Bene i danni, cala Intesa Vita. Nessun cenno alla lettera dei fondi Bernheim: «Non me ne vado prima del 2010» Il presidente delle Generali: «Resto fino alla sc

Serra (Algebris) rilancia: punta a vedere i grandi soci ed entra in Mediobanca con lo 0,2%

da Milano

Antoine Bernheim non ha nessuna intenzione di accorciare la sua permanenza al vertice di Generali: «Ho un mandato di tre anni e voglio andare fino alla fine», nel 2010. Mentre Davide Serra, il partner del fondo Algebris che nei giorni scorsi ha criticato, tra l’altro, proprio il presidente della compagnia, non intende comunque mollare il colpo: nelle prossime settimane incontrerà tutti i principali azionisti della compagnia.
Il confronto sul futuro del Leone è andato in onda ieri a Milano all’insegna anche dello «scontro generazionale»: da una parte le dichiarazioni dell’ottuagenario e potente presidente francese di Generali, società con 46 miliardi di valore di Borsa, che ha parlato al termine del cda sui conti del terzo trimestre. Dall’altra la puntuali precisazioni dell’analista-gestore-partner del fondo inglese Algebris, 2 miliardi di patrimonio, 36 anni, in una conferenza stampa convocata per spiegare le ragioni di un investitore di mercato e di lungo periodo e per dichiarare di non avere mandanti. Ma soprattutto per annunciare che dopo lo 0,3% di Generali, Algebris ha rilevato opzioni per salire fino allo 0,2% di Mediobanca (che, come noto, è il primo azionista delle stesse Generali). Un’operazione fatta in agosto, nel momento di crisi dei mercati, considerando quei prezzi alla stregua dei «saldi». Su Mediobanca, tra l’altro, Serra ha lodato sia il management, sia la governance (il sistema duale mi trova «completamente rilassato».
Sullo sfondo un cda che non ha affrontato il caso Algebris. «Non era all’ordine del giorno» ha detto secco Bernheim. Ma dopo il consiglio si è appreso che qualcosa si muove: il comitato governance, organismo costituito di recente con lo scopo di valutare i meccanismi di governo societario in rapporto alla gestione del gruppo, si riunirà per la prima volta entro l’anno. Sarebbe stato lo stesso Bernheim a proporre la novità nel cda di ieri. In questo quadro, la Borsa ha lasciato tranquilla Generali (+0,5% a quota 32,8), premiando invece Mediobanca (+2,7% a 16,3 euro).
I primi nove mesi dell’anno, più o meno in linea con le attese del mercato, si sono chiusi con un utile netto consolidato di 2,36 miliardi, in crescita del 21,8%, con un contributo di Toro di 122 milioni. Il risultato operativo è cresciuto del 26,5% a 4,1 miliardi e il «combined ratio» si è attestato al 95,4% dal 95,9%, grazie alla stabilità dell’incidenza dei costi. In sintesi, i risultati del gruppo hanno soddisfatto sul fronte dei danni, dove prosegue il riassetto di Assitalia, a cui il vertice del gruppo sta lavorando alacremente da tempo. Mentre è meno vivace la raccolta nel settore Vita, che paga il rialzo dei tassi e, soprattutto nel bancassurance (cioè in Intesa Vita, la società mista con Intesa Sanpaolo), sconta la concorrenza di prodotti bancari che meglio hanno cavalcato la crisi dei mercati. Non solo: i vincoli Antitrust successivi alla fusione Intesa-Sanpaolo (che hanno privato Generali dello sbocco su un quarto degli sportelli del gruppo) hanno indebolito la raccolta del canale bancario. Il combinato disposto dei due effetti ha prodotto un calo dei volumi nell’ordine del 40%.