Ieri festa con la storia

C’è la storia e la cronaca, in ogni nostro evento. Di solito è la cronaca che vince, ma l’altra sera, a Mantova, protagonista era la storia: quella dei secoli passati, con i suoi segni forti che restan dentro; ed anche quella del futuro, con le speranze che si accendono. Lo si è capito subito, nello stupendo storico Teatro Accademico, quando è esploso l’eccitante segnale delle trombe che apre l’Orfeo di Monteverdi, e l’ammaliante gruppo strumentale in cui sedeva il direttore Roberto Gini, carico di suono antico e di vita infallibile teatrale, ha avvolto d’un abbraccio sonoro tutti noi. Pochi momenti dopo, una bella ragazza sudafricana, Pretty Yende, ha intonato le parole nate 400 anni fa. «Io la musica son» cantava bene e diceva con sicurezza i versi italiani scritti da Striggio, aprendo la serie dei 17 cantanti vincitori d’un concorso, dove la giuria presieduta da Raina Kabaiwanska si è trovata a scegliere fra centinaia di iscritti.
E si capiva, perché il teatro se la serata è di grazia mostra presto la sua felicità, che tutti avrebbero cantato e recitato con intensità. Diventeranno grandi interpreti? Chi sa. Adesso lì, giovanissimi, son soprattutto credibili. Ma che qualcuno abbia doti straordinarie è chiaro, a cominciare dal protagonista portoghese Fernando Guimaraes, grande incantatore; o il cinese Yang She, imponente Caronte, o l’ungherese Anita Huszar, indifesa Messaggera. Gianfranco De Bosio, decano del teatro, ha caricato la loro tensione, la purezza espressiva degli sguardi, il crederci. Insieme a 23 strumentisti e 5 danzatrici hanno compiuto il rito. Tutti acclamati, con orgoglio.\