Ieri incontro a Palazzo Chigi tra l’esecutivo e le parti sociali: rimangono irrisolti i nodi su cuneo fiscale, Sanità, previdenza, Enti locali e pubblico impiego La sinistra ora scopre che basta una manovrina Dopo i tanti allarmi sui conti, il governo a

Via libera già oggi, sindacati soddisfatti. Epifani: «Ma la vera partita deve ancora cominciare». Confindustria: «Tagliare la spesa, non aumentare le imposte»

Antonio Signorini

da Roma

Una correzione del deficit 2006 limitata, la promessa che saranno finanziati i cantieri dell’Anas e delle Ferrovie. Ma, soprattutto, il rinvio di tutte le questioni più spinose alla Finanziaria 2007, quando, per fare quadrare i conti e pagare le misure per lo sviluppo, come la confermata riduzione del cuneo fiscale di cinque punti percentuali, non si potrà che tagliare la spesa per Sanità, previdenza, Enti locali e pubblico impiego.
All’uscita del primo incontro tra governo e parti sociali, i leader dei sindacati erano allo stesso tempo i più soddisfatti e i più inquieti. Soddisfatti perché le premesse catastrofiste non hanno avuto un seguito al maxivertice di palazzo Chigi tra il governo e le associazioni che rappresentano categorie e lavoratori. La manovra che dovrebbe essere approvata al Consiglio dei ministri di oggi, e non il 7 luglio come previsto, sarà leggera («È la pressione dei sindacati che ha fatto effetto», ha rivendicato il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni). Inquieti perché in realtà la partita è ancora tutta da giocare. Non si sa, ad esempio, se nella Finanziaria che si comincerà a discutere a partire da settembre ci sarà il blocco degli aumenti per il pubblico impiego, non è chiaro se e come sarà toccata la previdenza, né che forma avranno i risparmi attesi da regioni ed Enti locali.
Il governo ha assicurato che tutto verrà discusso secondo i criteri della concertazione. «Siamo molto contenti di aver ricreato questo metodo», considerato «un impiccio» negli anni del governo Berlusconi, ha rivendicato il premier Romano Prodi. Anche se poi a guardare bene il metodo è cambiato rispetto agli anni Novanta: La discussione avverrà soprattutto in diversi tavoli tecnici. «Ascolteremo tutti, ma poi - ha scandito il presidente del Consiglio - le decisioni le prende il governo».
La convocazione a Palazzo Chigi è quindi servita soprattutto a dare le grandezze di massima della manovra correttiva sui conti del 2006 e della Finanziaria 2007. Invece di dare le cifre, Padoa-Schioppa ha preferito dare le percentuali. In sintesi: la correzione del deficit di quest’anno si limiterà allo 0,2-0,3 per cento del Pil. Il governo varerà infatti delle misure «tutte strutturali» che, a regime, varranno lo 0,5 per cento del prodotto interno lordo, ma che in questo ultimo scorcio di 2006 porteranno porteranno circa la metà, cioè 3,5-4 miliardi di euro. Nel dettaglio le misure che serviranno a coprire il «buco» di Tremonti e studiate dal viceministro Vincenzo Visco sull’Iva consistono in una stretta sull’evasione dell’Iva e sui giochi da Bar. Nella manovra ci sarà anche qualche taglio alle spese, necessario a finanziarie i cantieri dell’Anas e delle Ferrovie. L’importo non è stato precisato, ma si dovrebbe aggirare sui tre miliardi di euro. Con la Finanziaria 2007 arriverà il resto. Nel complesso, ha spiegato il ministro, manovra e Finanziaria dovrebbero valere il 3 per cento del Pil, un punto per le misure pro-sviluppo, quindi al taglio del cuneo fiscale, il resto alla riduzione del deficit. Secondo questo piano il prossimo anno il rapporto tra deficit e Pil potrebbe scendere sotto il 3 per cento, come previsto dall’ex ministro Tremonti. Ma il governo dell’Unione preferisce non confermare le stime dell’esecutivo Berlusconi. «Non sono in grado di anticipare - ha commentato il ministro dell’Economia - se queste misure ci consentiranno di rientrare nel Patto di stabilità nel 2007 o nel 2008, come plausibile».
I sindacati hanno incassato l’assenza di ogni riferimento ai tagli alla spesa sociale, della Sanità e della scuola anticipati dallo stesso ministro dell’Economia. Ma, ha spiegato il leader della Cgil Guglielmo Epifani, «le vere valutazioni cominceranno una volta che sarà approvato il Dpef e fino all’approvazione della Finanziaria». Per il momento, ha aggiunto il segretario della Cisl Bonanni, è stato apprezzato il fatto che, sul fronte delle entrate, si è partiti dalla lotta all’evasione. Resta il no dei sindacati ai tagli annunciati, come la moratoria sui contratti del pubblico impiego. Cgil, Cisl e Uil, ha annunciato il segretario confederale della Uil Paolo Pirani, arriveranno a una posizione unitaria. Più critica Renata Polverini, segretario generale dell’Ugl: «È una partita un po’ al buio». Le associazioni di categoria e Confindustria hanno ribadito le loro richieste. Il direttore generale Maurizio Beretta ha insistito anche sul fatto che la «chiave è quella dei tagli alla spesa e non dell’inasprimento delle aliquote». «Esattamente il contrario di quello che diciamo noi», ha osservato un sindacalista.