Iervolino: «Rimango per Napoli» Ma la città si ribella: vattene

RomaRosetta non molla, resiste pur nella bagarre. Parla, s’interrompe, riprende, si ferma di nuovo. Ma che fatica! È una bolgia, dentro e fuori le mura del Maschio Angioino. Bolgia da prima seduta del Consiglio comunale post-rimpasto. Bolgia innescata dall’opposizione, ma non solo, per gridare «no» alla nuova giunta, che si presenta fresca fresca di tagliando.
Urla, contestazioni, cartelli, slogan. Sulla Iervolino si abbatte il malcontento di un’intera città. «Jatevenne», «liberiamo Napoli», «dimissioni», «a casa», «buffoni». È un continuo. E se all’esterno, dove il traffico va in tilt, nei gazebo del Pdl si firma per chiedere il ritorno alle urne, i consumatori fanno la colletta e si presentano con tapiri-savaldanaio, all’interno il sindaco si difende. E come se non bastassero le proteste di Forza Italia e An, a «colorire» la giornata ci pensa anche Gaetano Sannino, esponente dei Comunisti italiani, che espone una bandiera palestinese.
È un clima surreale quello che si vive nella storica Sala dei Baroni, dove inizialmente rispondono all’appello 50 consiglieri su 61, con il centrodestra compatto nel contestare e il centrosinsitra spaccato. E così, l’Idv non si presenta, il Pd risponde in parte. Ma tant’è, Rosetta va avanti e, tra mille interruzioni, legge la sua relazione. Assicura così amore eterno alla città, «onesta e di sentimenti nobili». E, supportata dal suo «io interno», assicura: «È questo il motivo che mi ha indotto a rimanere, superando critiche anche motivate, cattiverie ingiuste», ma facendo «semplicemente il mio dovere». Cioè, «adempiere al mandato popolare» e governare «fino al 2011». In ogni caso, rimarca la Iervolino, «a Napoli si è aperta una discussione sul futuro dell’amministrazione, in buona parte sincera e in buona strumentale, perché si sono scaricate su di essa tensioni che riguardano in realtà altri organi istituzionali, tensioni fra i partiti della maggioranza e interne al mio stesso partito».
Avanti tutta, dunque. Sulla bufera giudiziaria, precisa: «Se ci sono stati tentativi personali, certamente gravi di creare condizioni di favore nei riguardi di un concorrente alla futura gara, resta il fatto innegabile che nessuna gara è stata intrapresa dall’amministrazione». E sui rapporti con la società Romeo, la Iervolino spiega: «Non possiamo dimenticare che siamo in regime contrattuale e che occorre non fare passi falsi per non esporsi ad azioni di risarcimento danni». Comunque, si compirà «una puntuale ed accurata rivisitazione del contratto per la manutenzione degli immobili comunali».
In generale, rintuzza, «in una situazione più calma, il problema si sarebbe potuto risolvere rapidamente, sostituendo immediatamente gli assessori e non coinvolgendo la città in una vicenda mediatica che anche all’estero, un po’ per spettacolarizzazione, un po’ per evitarsi la fatica di cercare informazioni precise, non ha certo giovato alla città». Uno scenario da non ripetere, tanto da annunciare: «La giunta parlerà soprattutto quando ha qualcosa di già compiuto da annunciare, aiutando la stampa a trascurare l’inutile gossip politico». La stampa, però, non condivide e protesta. Anche perché, spiega il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, nei giorni scorsi il Comune ha invitato tutti i suoi uffici «a non avere rapporti con noi». I cronisti lasciano così le loro abituali postazioni e seguono la seduta dagli spazi riservati al pubblico.
Ma non è finita. Seduta sospesa per via di uno striscione del Pdl. «Questo non è lo stadio», attacca il presidente del Consiglio comunale, Leonardo Impegno. Dieci minuti e si riprende. L’opposizione presenta un ordine del giorno per sfiduciare il sindaco e, dopo cinque ore di discussione, la verifica intermedia del numero legale segnala 34 presenti su 61. Si va avanti fino alle 17. Si chiude qui, perché i democratici devono incontrare il segretario, Walter Veltroni. Ci si rivede giovedì.
Intanto, la Iervolino la prende con filosofia: è stato un «dibattito vivace, indubbiamente costruttivo e interessante». Sarà. Ma non canta vittoria. E non si sbilancia sulla tenuta risicata della sua maggioranza. Rosetta non molla, si sa. Ma che fatica!