Ifil, cedola pesante e rilancio grazie a Fiat

Per la holding d’investimento 341,5 milioni di utili. Sant’Albano negli Usa per formalizzare l’operazione C&W. Ifi: niente dividendi

da Milano

È toccato a John Elkann, vicepresidente vicario, presiedere i cda di Ifil e Ifi, le holding del gruppo Agnelli. Il presidente Gianluigi Gabetti, con il consigliere Franzo Grande Stevens e Virgilio Marrone, ad dell’Ifi, è in attesa del verdetto della Corte d’appello sul ricorso dopo le sospensioni temporanee dagli incarichi disposte dalla Consob. Sostanzioso il dividendo che il cda dell’Ifil, che controlla la Fiat, ha deciso di proporre all’assemblea del 15 maggio: 0,10 euro (azioni ordinarie) e 0,12 euro (risparmio), per un massimo di 107,1 milioni, circa il 25% in più rispetto al 2005. L’esercizio 2006 della società d’investimenti ha beneficiato del ritrovato smalto da parte del Lingotto. L’utile consolidato del gruppo Ifil ammonta così a 341,5 milioni e presenta una diminuzione di 748,5 milioni rispetto al 2005 quando il risultato, però, includeva significativi proventi netti non ricorrenti realizzati direttamente (la plusvalenza di 459,1 milioni sulla cessione della partecipazione nella Rinascente) e tramite Fiat e Sequana Capital (per un ammontare di competenza Ifil di 748,7 milioni). Per la capogruppo Ifil spa i profitti sono stati pari a 625,3 milioni (100,9 nel 2005), derivanti per 620,1 milioni netti dal ripristino del valore della partecipazione nel Lingotto. Alla fine del 2006, inoltre, il patrimonio netto consolidato del gruppo era di 6.222,3 milioni, con un incremento di 1.036,3 milioni dovuto al valore delle partecipazioni nel Sanpaolo (più 363,5 milioni), in Sgs (più 508,4 milioni) e all’utile consolidato (più 341,5 milioni).
La disponibilità di cassa resta per ora a 386,2 milioni, in vista della formalizzazione dell’acquisizione di Cushman & Wakefield (valore dell’operazione circa 400 milioni, l’ad Carlo Sant’Albano è partito ieri per gli Usa per concludere l’affare) e della ricapitalizzazione della Juventus. Insieme all’Ifi (nessun dividendo, 97,5 milioni di indebitamento e utile in aumento a 217,6 milioni), l’Ifil ha nuovamente proposto il riacquisto di azioni proprie.