Tra Ifil e Sanpaolo il nodo degli incroci azionari

Il patto di consultazione scende dal 16,89% al 12,38 per cento

Pierluigi Bonora

da Milano

Una soluzione per risolvere il problema delle partecipazioni incrociate con il Sanpaolo Imi in Fiat allo scopo di permettere al gruppo bancario guidato da Enrico Salza di votare con tutta la sua quota (il 4,23% dopo l’esercizio del convertendo) all’assemblea di bilancio del Lingotto in programma il 3 maggio, senza che il voto sia sterilizzato al 2 per cento. È questo il nodo che il vertice dell’Ifil, la società d’investimenti della famiglia Agnelli che controlla il gruppo Fiat, deve sciogliere in questo inizio d’anno. La questione non è nuova (nasce, infatti, a seguito degli incroci azionari tra Fiat, holding e istituto bancario torinese) e se ne già era parlato nel luglio del 2002 ai tempi della sottoscrizione del prestito di 3 miliardi di euro.
Dopo la conversione e la conclusione dell’offerta in opzione ai soci delle azioni, il Sanpaolo Imi è salito al 4,557% del capitale ordinario di Fiat e al 4,236% del capitale sociale con diritto di voto (ordinarie e privilegiate). Continua poi a detenere lo 0,099% di Ifil. La holding, a sua volta, grazie al rafforzamento effettuato a settembre, possiede il 30,457% del capitale ordinario di Fiat e il 30,425% se si considerano anche le privilegiate (con le rnc la quota scende al 30,063%). Inoltre la società degli Agnelli, come noto, figura nel capitale ordinario della banca torinese con il 5,865% (4,974% con le privilegiate).
Il problema è sul tavolo del presidente dell’Ifil, Gianluigi Gabetti, che proprio ieri è stato sottoposto a un intervento chirurgico su un diverticolo intestinale. «Il paziente - rassicura una nota della holding - è seguito dal professor Felicino Debernardi, suo medico di fiducia e primario all’Istituto di Candiolo, il quale, ha precisato che “non si tratta di patologia neoplastica”». «L’operazione - continua il comunicato - è ottimamente riuscita».
Gabetti sarà dimesso la prossima settimana e dopo un periodo di riposo tornerà al lavoro. In via Matteotti le scadenze immediate riguardano l’insediamento, il primo febbraio, di Carlo Sant’Albano nel ruolo di direttore generale in attesa che il 7 febbraio il consiglio di amministrazione della holding, su proposta della Giovanni Agnelli e C., formalizzi la sua nomina ad amministratore delegato. Nei prossimi mesi, inoltre, John Elkann dovrebbe approdare alla vicepresidenza anche dell’Ifil, preparandosi così ad assumere più avanti il timone della società.
Intanto si delinea in modo sempre più chiaro la compagine azionaria della Fiat dopo l’aumento di capitale legato al convertendo. Le banche socie del Lingotto, tutte tranne il San Paolo Imi, hanno limato le rispettive partecipazioni mentre il patto di consultazione, che lega dal 1999 gli azionisti Ifil, Assicurazioni Generali, Deutsche Bank e Imi Investimenti, è sceso dal 16,89% al 12,38 per cento. Dopo l’aumento di capitale avvenuto a settembre, non è infatti variato il numero delle azioni ordinarie vincolate al patto e, quindi, la percentuale complessiva sul capitale ordinario di Fiat si è ridotta al 12,38% dal 16,89 per cento. La quota conferita da Ifil è ora del 10,09%, da Generali dello 0,81%, da Imi Investimenti dello 0,75% e da Deutsche Bank dello 0,73 per cento. Dagli aggiornamenti Consob si apprende inoltre della limatura delle quote in Fiat delle banche azioniste.
Intesa è scesa dal 5,634% al 5,510%, Unicredit dal 5,339% al 5,092%, mentre per Capitalia il lieve decremento è stato dal 3,487% al 3,476 per cento. Mps è passata dal 2,500% al 2,481% e Bnl dal 2,504% al 2,492 per cento. In ascesa risulta solo il Sanpaolo Imi, che è passato dal 4,235% del 20 settembre al 4,237 per cento.
Per il titolo Fiat, infine, quella di ieri è stata una giornata negativa: la frenata è stata del 2% e la quotazione è scesa a 7,46 euro.