Ifil fa cassa: dimezzata la quota in Intesa

da Milano

Il caso vuole che Intesa Sanpaolo abbia azionisti irrequieti. Ieri è stata la volta di Ifil, la finanziaria della famiglia Agnelli, che ha annunciato di aver ceduto sul mercato la metà della sua quota (il 2,44%), pari all’1,2%, per un controvalore di 497 milioni.
Sono passate poche settimane da quando un altro dei maggiori soci di Intesa, il Crédit Agricole, schiacciato dalle perdite e dalle svalutazioni, aveva fatto intendere che la quota del 5,5% poteva finire sul mercato. Un’ipotesi che ha sollevato un vespaio perché un pacchetto di quella entità, in una banca senza patto di sindacato, poteva alterare i delicati equilibri che ruotano intorno al presidente-pivot, Giovanni Bazoli. Non a caso l’Agricole è socio storico di Intesa proprio per i rapporti tenuti da Bazoli con i francesi. In altri termini, è uno dei pilastri su cui si è sempre sostenuto il sistema delle alleanze voluto dal presidente, insieme con la Tassara di Zaleski e la Cariplo. Mentre il fronte Sanpaolo ha tra i suoi soci storici le altre fondazioni. Nel mezzo ci sono le Generali, che dipendono da Mediobanca, ma che a loro volta sono partecipate dalla stessa Intesa. Insomma un equilibrio delicato che, non a caso, dopo la fusione di Unicredit e Capitalia, aveva fatto preoccupare Bazoli dello strapotere di Mediobanca. Sfociando infine nell’asse Bazoli-Geronzi, solido e valido per tutte le partite chiave del Paese, da Genrali stessa, a Telecom, a Rcs.
Ora è Ifil che ha venduto. Anche se le considerazioni da fare sono due: la prima è che la cassaforte torinese aveva da tempo considerato non strategica la quota in Intesa. La seconda è che la cessione è avvenuta per meno del 50% della quota totale, confermando la «piena fiducia nel management di Intesa Sanpaolo», si legge sul comunicato emesso ieri da Ifil. In ogni caso, secondo fonti finanziarie, i massimi vertici di Ifil (dal presidente onorario Gianluigi Gabetti, a John Elkann e all’ad Carlo Sant’Albano Elkann), hanno preannunciato l’operazione a Bazoli, al presidente del consiglio di Gestione Enrico Salza e al ceo Corrado Passera. Senza incontrare né obiezioni, né proposte di «veicolazione» dei titoli. Per cui hanno venduto passando direttamente dalla Borsa.
Il prezzo medio di 3,51 euro per azione è basso, visto il periodo nero delle banche. Ma Ifil, socio di Sanpaolo da tempo immemore, porta a casa 65 milioni di plusvalenza consolidata. E, soprattutto, porta la liquidità a quota 1,1 miliardi. Sopra la soglia minima richiesta, nel mondo, da una compagnia di investimenti.