Iggy Pop: "La mia vita oltre i limiti"

L’icona punk canterà a Venezia con gli Stooges: "Lou Reed e David Bowie? Non sono miei amici". Poi racconta: "Mi sono comprato una villa a Miami. Mi è costato più dell'eroina. Ma fa meglio"

Milano - Accidenti che voce: tenebrosa, gutturale, quasi da crooner. Peccato che lui sia Iggy Pop, ossia il padre del punk e mica dello swing, l’unico dei grandi che abbia vissuto tutti sulla sua pelle il nichilismo abrasivo, l’insensata voglia autodistruttiva e la spaventosa assenza di speranze che hanno devastato i primi sessant’anni della sua vita. Ora che ne ha 61, ha finalmente voglia di parlarne e magari di riderci su facendo tremare le cicatrici del suo ventre: per anni l’americano Iggy si è ferito apposta sul palco, uscendone qualche volta grondando sangue ed eroina. Il suo rito pazzesco. La sua catarsi immane. Però tranquilli: all’Heineken Jammin’ Festival di Venezia, dove il 20 canterà con gli Stooges, il suo sarà soltanto un concerto enciclopedico, il manuale del punk fatto di chitarre ruvide, batteria sincopata e versi strillati, gonfiati e asfissiati da lui che è inarrestabile, lo stregone del punk che salirà sul palco a torso nudo urlando: eccomi qui, le mie angosce sono anche le vostre (e che voce, accidenti).

Caro Iggy Pop, dicono che il punk a sessant’anni sia solo una pagliacciata.
«Non so, io sono punk ma non riesco a spiegare che cosa voglia dire questa parola».

È un’attitudine di vita, forse.
«Allora penso di aver trascorso la mia vita mettendomi contro alle cose. Non so se è punk, ma è stato doloroso».

Non lo è più?
«Forse ho ridotto il mio ego».

L’unico cambiamento?
«No, ho anche da poco cambiato i miei jeans. Li cambio ogni due o tre anni, e non sto scherzando».

I suoi concerti non sono uno scherzo. Il volume è altissimo, l’aggressività pure.
«I miei concerti da solo o, come questa volta, con gli Stooges sono sempre stati così. Rispetto al solito, a Venezia canterò anche 3 o 4 nuove canzoni tra le quali Save for yourself dal nostro cd The weirdness».

Poi quando finirete voi, inizieranno i Sex Pistols.
«Una buona band, niente di più».

Anche loro padri del punk (che spesso hanno criticato anche lei).
«No, io ho vissuto questa attitudine e sono sul palco da 40 anni. Loro hanno fatto solo un disco e poi sono rimasti uguali a loro stessi».

Magari si sono risparmiati anche le sue angosce.
«Io sono stato senza limiti nel vero senso della parola: droga, eccessi, sesso, violenza. Ma non mi sarei mai aspettato di vivere una vita così piena di piacere».

Perché non la continua?
«Perché a sessant’anni non riesco più ad andare a casa alle 3 tutte le notti. E poi sono un uomo solitario».

Lo dicono anche i suoi amici Lou Reed e David Bowie.
«Io non ho amici, nello show business non ci sono amici. E io non mi siederei mai a prendere un caffè con loro. Abbiamo lavorato insieme, that’s all. Per 25 anni ho vissuto tra New York, Londra e Los Angeles. Appena arrivavo, tutti a chiamarmi, tutti a chiedere il mio numero di telefono. Che noia, insopportabile. Adesso mi sono trasferito a Miami. Ho comprato una casa là: è molto più costosa dell’eroina ma fa anche molto meglio».

Allora perché la prendeva?
«Volevo demolirmi. La natura dell’uomo è senza limiti, io ci sono arrivato senza mollare mai. Non mi sono mai tirato indietro: perciò adesso posso parlare».

Quand’era al liceo di Ann Arbor, negli anni ’60, fu votato come «il ragazzo con le maggiori probabilità di successo».
«Ho imparato molte cose, di tutti i tipi».

Ma ora non è un buon maestro.
«Dipende dai punti di vista. Secondo il mio, sì».