Per iguana, ragni e pappagalli il «baby-sitter» costa di più

Ancora pochi si servono di pensioni e ricoveri. La maggioranza si trova al nord

Nino Materi

da Milano

«Mi terresti Drago per qualche giorno? Sai, devo partire per le vacanze...».
Quando Teresa Loisi, studentessa ventenne di Milano, ha ricevuto la telefonata era tutta felice. Qualcuno - aveva pensato tra sé - deve aver letto il mio annuncio nella bacheca dell’università («Offresi pet-sitter per animali di piccola taglia, prezzi modici, chiamare ora pasti), e ora si fa vivo.
Teresa risponde entusiasta: «Ho già tre cani e due gatti, vivono insieme nel giardino di casa; di spazio ce n’è a sufficienza. Vedrà il suo Drago si troverà benissimo. A proposito, cos’è un cane o un gatto?».
Dall’altro capo della cornetta un interminabile attimo di silenzio. Poi, la precisazione: «Per la verità Drago è un’iguana. Ti crea problemi?». Teresa è iscritta al Wwf e alla Lipu, nella sua «pensione» estiva a conduzione familiare finora erano state ospitate bestiole di varia natura (criceti, tartarughe, uccelli, furetti e criceti), ma un’iguana mai.
«Allora che fa, accetta?». «Ma Drago morde?». «Assolutamente no, è buonissimo». «Va bene, allora me lo porti domani». Trattativa conclusa con un accordo economico forfettario di 150 euro per una settimana di servizio «all inclusive» (vitto, alloggio e toilette).
A questo punto una cosa è assodata: Drago, per sua fortuna, non farà parte della schiera di 3mila rettili che ogni anno in Italia vengono abbandonati dai padroni. Quegli stessi padroni che, tra luglio e agosto, si liberano sciaguratamente di 150mila cani e 20mila gatti. Ma se per Fido e Pussy i dog sitter e i cat sitter si sprecano, non si può dire altrettanto per i potenziali custodi estivi di specie decisamente più originali come serpenti, iguana (Drago docet), ragni, pappagallini e pesci tropicali.
Ma come si fa a rintracciare la persona giusta per affidare con tranquillità teche e gabbie con «amici» sicuramente meno rassicuranti rispetto a un bassotto o un siamese?
La nostra amica Teresa - quella che ha adottato Drago per una settimana - ci spiega come si fa: «Le “dritte” migliori vengono da tre fonti privilegiate: i veterinari, i negozi che vendono animali e le associazioni animaliste. Ma a volte può bastare anche solo il semplice passaparola tra gli stessi proprietari delle bestiole». Le tariffe per accudire gli animali «rari» sono comunque più elevate rispetto alla gestione dei tradizionali clienti a quattro zampe, tipo cani e gatti: «Per questi ultimi il tariffario parte da 10 euro al giorno, un prezzo che aumenta fino al 50 per cento se ad essere bisognosa di “coccole” è una creatura più sui generis».
«Rettili e pesci non soffrono il distacco dal padrone - spiega il dottor Sandro Celi, specialista veterinario -, ma sotto certi aspetti la loro gestione da parte di estranei è più difficoltosa: stress e sbalzi di temperatura, infatti, possono essere loro fatali e per questo il consiglio è di lasciarli a casa o in un centro specializzato». Centri specializzati che però, nel caso di Drago e consimili, scarseggiano, aprendo così il mercato all’emergente categoria del pet sitter.
«La moda di tenere in casa insetti e rettili non accenna a diminuire - spiega Grazia Lorusso dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa) -. Negli ultimi tre anni, in particolare, le vendite sono passate da poche centinaia a diverse migliaia, con una spiccata preferenza per le iguana».
Ma un tutore estivo per i nostri bestiali amici domestici è sempre necessario? «Direi di no - risponde Francesca Sabi, titolare del negozio «Welcome pets» a Milano -, l’acquario e le tartarughine, ad esempio, possono fare a meno di un custode; a patto comunque di seguire scrupolosamente alcune regole-base: due o tre giorni prima di partire, ad esempio, bisogna cambiare il 20 per cento dell’acqua nella vasca, controllare il filtro e il pompaggio dell’impianto, potare le piantine, acquistare una mangiatoia automatica e regolare le ore di luce».
Dopo di che potrete partire tranquilli. O quasi.