Iguane e avvoltoi: c’è chi li abbandona al Bioparco

Giampiero Milanetti

Non solo cani e gatti. L’estate è ormai sempre più la stagione degli abbandoni di ogni sorta di animali esotici. Sempre più diffusi, tra l’altro, grazie anche ai prezzi decisamente abbordabili di alcune specie (offerte anche sui giornali di annunci gratuiti). Alla vigilia delle vacanze, rettili tropicali e pappagalli equatoriali diventano improvvisamente troppo ingombranti. Impossibile farli viaggiare nel trasportino, rifiutati da alberghi e campeggi, sono troppo esigenti per lasciarli al vicino, e non esistono pensioni cui affidarli. L’abbandono, per molti appassionati stagionali dell’esotico, resta quindi, l’unica alternativa. Ma, se per disfarsi di pesci e tartarughe acquatiche prevale il fai-da-te (con liberazione in laghetti, canali o nel Tevere), per l’abbandono di animali terrestri e volatili il luogo privilegiato è il... Bioparco.
«Ogni giorno, al nostro centralino - spiega Fulvio Fraticelli, curatore dell’ex giardino zoologico comunale - arrivano centinaia di telefonate di persone che non sanno dove sistemare le loro iguane, pitoni, pappagalli, furetti, che hanno tenuto in casa durante l’inverno e di cui, adesso all’approssimarsi delle vacanze non sanno più cosa fare. E, come se fossero degli oggetti, dei pacchi postali, cercano qualcuno a cui scaricarli». L’ex zoo comunale, da parte sua, offre ospitalità al maggior numero possibile di animali. Sono già centinaia gli esemplari che sono stati accolti. Ma, costretto, com’è, all’interno dei limiti di Villa Borghese, il Bioparco deve fare i conti con i propri spazi ridotti. Per di più, non tutti gli animali accolti possono convivere pacificamente con esemplari della stessa specie. I maggiori problemi li dà proprio la specie esotica - non a caso - che registra il maggior numero di abbandoni: l’iguana, un lucertolone che può raggiungere i due metri di lunghezza e che con morsi e unghiate può infliggere ferite dolorose. «Le iguane abbandonate - spiega Fraticelli - ci pongono problemi gestionali molto impegnativi, a causa della loro elevata aggressività. Qualche femmina riesce ad adattarsi alla convivenza con altri esemplari della stessa specie. Al contrario, sono molto meno gestibili i maschi, che, tra l’altro, sono i più ricercati (e, quindi, i più comuni) proprio per le maggiori dimensioni che raggiungono. E un esemplare di un metro e mezzo, già pericoloso per l’uomo, può diventare mortalmente aggressivo per un’altra iguana. L’unica soluzione, quindi, è gestirle separatamente oppure, come stiamo facendo noi al Bioparco, distribuirli in spazi molto grandi».
Una decina di iguane sono state sistemate all’interno di uno spazio espositivo della mostra «Furti di natura» (sempre al Bioparco),grande a sufficienza per lasciare sempre agli animali una via di fuga. «Il problema sarà molto più gravoso - fa notare Fraticelli - nel prossimo inverno, quando questi animali, inadatti al clima romano, dovranno essere ospitati in terrari climatizzati, necessariamente di dimensioni più contenute».
Un altro rettile esotico, a seguire il triste destino di abbandoni delle iguane è il camaleonte. «Gli arrivi di questi sauri - dice lo zoologo - sono ormai all’ordine del giorno. Essendo però animali difficili da gestire, quando arrivano si trovano sempre in situazioni tragiche, alla vigilia della morte. In molti casi ci arrivano scatole con degli esemplari ormai deceduti». Di conseguenza, al Bioparco cercano di filtrare le centinaia di richieste di ospitalità ricevute quotidianamente, accogliendo soltanto quelle di chi si trovi davvero in difficoltà stringenti e contingenti, e cercando di responsabilizzare quei proprietari che, invece, cercano soltanto di disfarsi del proprio animale per andare a passare una settimana nel villaggio turistico o in crociera. È giusto realizzare dei centri di accoglienza per dare ospitalità agli animali - sottolineano all’ex giardino zoologico - però, in questo modo, si rischia di fornire un alibi per gli abbandoni, di deresponsabilizzare i proprietari nei confronti dei propri animali. E, in ultima analisi, di invogliare le persone ad acquistare animali esotici, sempre più stravaganti e difficile da mantenere. «Temo che presto - conclude Fraticelli - ad essere abbandonati saranno quegli animali che stanno andando di moda adesso. Come i «catartes», gli avvoltoi del Sudamerica. Quelli che si vedono nei film western, volare sul pistolero ferito a morte nel deserto. Ho visto voliere piene di decine di questi avvoltoi neri, con il collo nudo, maleodoranti e ghiotti di carne molto frollata. Chi può tenere a lungo in casa un uccello del genere? Sono sicuro che tra un po’ cominceranno gli abbandoni. Come tra non molto - ne sono certo - inizieranno gli abbandoni delle moffette, che sono le puzzole americane, dei cincillà e - soprattutto - dei bradipi». Incredibilmente, c’è chi tiene nella serra, o nel giardino d’inverno di dimore milionarie, questa specie di scimmia sudamericana, sdentata e lentissima, coi peli che crescono verso l’alto e ricoperti di alghe. «I bradipi - avverte il curatore del Bioparco - sono animali particolarissimi, difficili da gestire, che hanno bisogno di continue cure veterinarie e temperature giuste. Quando chi li ha acquistati, anche se a caro prezzo, si troverà ad affrontare tutti questi problemi, cominceranno gli abbandoni».