II Papa ai medici: la vita va difesa sempre

Benedetto XVI: &quot;Tutti devono rispettare la dignità dei malati gravi e delle persone morenti&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=243925">Il direttore dell'Osservatore romano</a></strong>: &quot;Famiglia e no all'aborto, valori irrinunciabili&quot;

Roma - Nel giorno in cui ancora infuria la polemica per il comunicato dell’Ordine dei medici favorevole alla pillola abortiva ma diffuso senza essere stato discusso e approvato, come documentato dal quotidiano Avvenire, il Papa torna a parlare della vita: «La società intera e in particolare i settori legati alla scienza medica sono tenuti a esprimere la solidarietà dell’amore, la salvaguardia e il rispetto della vita umana in ogni momento del suo sviluppo terreno». Queste parole Benedetto XVI ha pronunciato nel già programmato discorso al Congresso sull’accompagnamento alla morte promosso in Vaticano dalla Pontificia accademia della vita.

I temi etici, le «questioni antropologiche», entrano dunque direttamente nel dibattito elettorale e non solo per l’esistenza di una lista - quella di Ferrara, che domenica scorsa si è intrattenuto per qualche istante con Papa Ratzinger - direttamente collegata alla moratoria sull’aborto. I cattolici del Pd hanno subìto l’accoglienza riservata da Walter Veltroni ai radicali e la designazione di Veronesi a capolista.

«Le spinte eutanasiche diventano pressanti» nella società di oggi, ha spiegato il Pontefice, specialmente «nelle grandi città» dove «sempre più si trovano persone anziane e sole, anche nei momenti di malattia grave e in prossimità della morte». Benedetto XVI è partito da questa amara constatazione per denunciare l’insinuarsi progressivo nella cultura odierna di «una visione utilitaristica nei confronti della persona» e per rinnovare «ancora una volta, la ferma e costante condanna etica di ogni forma di eutanasia diretta, secondo il plurisecolare insegnamento della Chiesa». Secondo Ratzinger «in una società complessa, fortemente influenzata dalle dinamiche della produttività e dalle esigenze dell’economia, le persone fragili e le famiglie più povere rischiano, nei momenti di difficoltà economica e di malattia, di essere travolte». Per questo serve «lo sforzo sinergico della società civile e della comunità dei credenti che deve mirare a far sì che tutti possano non solo vivere dignitosamente e responsabilmente, ma anche attraversare il momento della prova e della morte nella migliore condizione di fraternità e di solidarietà, anche là dove la morte avviene in una famiglia povera o nel letto di un ospedale».

«Tutta la società mediante le sue istituzioni sanitarie e civili - ha detto il Papa - è chiamata a rispettare la vita e la dignità del malato grave e del morente. In particolare i settori legati alla scienza medica sono tenuti a esprimere la solidarietà dell’amore, la salvaguardia e il rispetto della vita umana, soprattutto quando essa patisce una condizione di malattia o è nella sua fase terminale. Più in concreto, si tratta di assicurare a ogni persona che ne avesse bisogno il sostegno necessario attraverso terapie e interventi medici adeguati».