Ike, il ragazzo uscito dal silenzio a suon di rime

«Il mio nome è Isaac, detto Ike, come il famoso presidente americano... forse ci si aspettava qualcosa di più da me... ». Iniziava con queste parole il primo tema di Ike, allora soltanto un bimbo che aveva imparato da poco a comunicare.
Certo, un bambino speciale, sensibile e delicato, ma irrimediabilmente chiuso in se stesso. Affetto da sindrome autistica, non parlava da quando aveva tre anni. Si esprimeva a modo suo, coi suoi silenzi eloquenti, i suoi toni acuti, ma soprattutto con il suo sguardo dolce e penetrante. «L’ho incontrato quando aveva 11 anni. Esperti e colleghi mi avvisarono che non c’erano molte speranze. Non si era certi che capisse», racconta la psicologa Marilena Tettamanzi che lo ha aiutato a uscire da quella spaventosa «gabbia interiore». Grazie alla tenacia della psicoterapeuta e della sua famiglia, Ike Hasbani, milanese, ha imparato a «parlare», un percorso reso possibile da chi crede che il mondo si possa cambiare. «Quando lo incontrai per la prima volta teneva la testa bassa, stringeva le braccia e i vestiti di sua madre ed emetteva suoni acuti. A tratti alzava gli occhi rapidamente per scrutarmi. Certo, non parlava, ma quante emozioni mi stava comunicando», ricorda Marilena commossa. L’educatrice, affiancata dall’infinito amore di due straordinari genitori, gli ha insegnato le lettere dell’alfabeto, una dopo l’altra, alternando momenti di gioco e coccole. E lui, Ike, da attento osservatore, ci metteva del suo, entrando in relazione con chi gli dava fiducia, presente e disposto a capire e sentire chi lo stava aiutando. Due anni di lavoro, tanta pazienza, fino a quando il ragazzo si è sbloccato e ha imparato a scrivere le prime frasi. «Abbiamo costruito una finta tastiera del computer e da lì, grazie anche al costante appoggio della mamma, ci siamo muniti di un computer vero. A quel punto Ike era pronto a comunicare con il mondo». Oggi è un giovanotto di 21 anni e ha fatto molto di più di quanto gli altri e lui stesso si sarebbero aspettati. Finite le scuole d’obbligo con un’eccellente votazione, da quattro anni è ospite della Cascina Rossago a Ponte Nizza, centro per ragazzi e adulti autistici (vedi box). Non solo. Ha imparato a staccarsi dall’etichetta di autistico senza cadere nel pericolo di credersi un genio (parole sue). Oggi il ragazzo che da crisalide si è trasformato in farfalla compone delle magnifiche poesie, raccolte nel libro fresco di stampa Io sento anche se non parlo (Librificio-gruppo Proedi, pag 158. Nelle librerie Rizzoli oppure www.proedi.it).
Scrive: «Dico stop a regole e leggi inutili per me ed altra gente. Levo le mie urla acute verso il cielo, stridono. Ma la mia voce voglio che si oda (...). Se acuto simile a fischio, sono sereno e felice. Se civettoso e a tratti muto, sono agitato. Se simil pianto, sono stufo. Come non capite i miei gesti? (...). Bene vi parlo e sopportate i miei bizzarri gesti come lo faccio con Voi. Quando soffocate con troppe parole. Quando fingete che non ci sono e parlate di me. Io sento anche se non parlo».