ILa giustizia proletaria del compagno Lucarelli

A bituata ad ascoltare Lotito per sghignazzare del suo linguaggio tardo-rococò, stavolta la nazione assiste ad uno sfogo, peraltro pacatissimo, che giganteggia per rigore, logica, buonsenso. Il presidente laziale pone una semplicissima questione: che cosa dovrebbe fare un calciatore medio, più di quanto abbia fatto Lucarelli, per essere punito? La scena in questione è molto chiara: Pandev fa gol, Pandev esulta a modo suo, ed ecco arrivare come un giustiziere del popolo il buon Lucarelli, che lo punisce a modo suo. I modi del katanga.
A memoria d'uomo, non si ricorda un calciatore che vada a malmenare l'avversario per eccesso di esultanza. Che succede a Lucarelli? È improvvisamente impazzito? Soltanto chi non legge i giornali durante la settimana può avanzare un'ipotesi così ingenua. Chi mastica i retroscena del campionato sa bene invece che c'è dietro una vecchia storia di stampo politico, una rituale e compiaciuta rivalità tra Livorno comunista e Lazio fascista, irrimediabilmente divise da sincero e reciproco odio.
Non bastassero le tifoserie, ci sono anche diversi giocatori molto impegnati nel sostenere questo simpatico gioco. Fino all'anno scorso giganteggiava Di Canio, un eterno ragazzo che esulta col saluto romano chiedendosi perché mai qualcuno abbia da ridire. Avviato alle categorie inferiori il leader laziale, dall'altra parte resta in attività quello livornese, il compagno Lucarelli. Costui gode nella sua città della venerazione che si concede solo agli uomini simbolo, agli uomini bandiera, agli uomini icona. Il suo capolavoro? Condurre una vita agiata e alimentare pesantissimi conti bancari (in modo legittimo, sia ben chiaro), convincendo però portuali e manovali d'essere uno di loro. La storia va avanti ormai da diversi campionati. E pazienza se ogni tre per due il Che Guevara annuncia di volersene andare, ovviamente specificando a malincuore, portandosi sempre Livorno nel cuore. Ogni volta che si riapre la stagione, ricomincia la sua personalissima epopea da soviet smutandato. Contro la Lazio, l'apoteosi: non appena Pandev fa per esultare, proprio davanti alla curva amaranto, Lucarelli interviene per vendicare la sua gente, facendo sputare un po' di sangue all'odioso reazionario dell'attacco laziale.
La scena è brutta di suo. Ma è ancora più avvilente se si considera l'infantilismo politico che la alimenta. Liberissimo comunque Lucarelli di fare il capopopolo a basso costo. Più che altro, se esistono ancora delle regole, servirebbe qualcuno che vedesse e punisse. Ma lo sappiamo com'è: in campo abbiamo solo un arbitro, due guardalinee e un quarto uomo. Data la penuria di organico, riescono solo a partorire un'ammonizione. Lucarelli resta normalmente in campo. Con un capolavoro aggiuntivo: guarda caso, poi è proprio lui a segnare il gol del pareggio livornese. Lui che dovrebbe stare negli spogliatoi.
Chiede Lotito: a chi devo rivolgermi per avere qualche spiegazione, io che dopo Moggiopoli non posso nemmeno più telefonare a un usciere? Deve solo mettersi tranquillo, il presidente rococò: spiegazioni non ne avrà. Al massimo, sentirà ancora qualche idiota capace di dire nei salotti tv che «l'arbitro non incide mai sul risultato».