Ilaria Cavo festeggia il ritorno a casa con Mentana e il «premio Ischia»

Sul palco anche lo psicologo Paolo Crepet e l’ex magistrato Mario Sossi che si scatena sul G8

Torna a casa, Ilaria Cavo. E lo fa da vincitrice con il premio Ischia sezione radio tv under 35 in tasca e il riconoscimento della sua città.
L’occasione è quella di capire Annamaria Franzoni. La donna, la madre, e, soprattutto, l'accusata dell'omicidio del piccolo Samuele. Questo l'obiettivo del libro inchiesta di Ilaria Cavo, «La chiamavano Bimba», che tenta di ricostruire la complessa psicologia della Franzoni attraverso testimonianze dirette dei personaggi che con lei sono stati protagonisti di questa tragedia. Racconti di chi Annamaria Franzoni la ama e l'ha amata sempre, come il marito Stefano o il suocero Mario, che si intrecciano con le voci di chi ha soccorso il bambino, dei vicini di casa che, nel frattempo, si sono trasformati in rivali da accusare. E poi i giudici, gli avvocati, i medici e i periti che hanno scavato nella personalità della presunta Medea di Cogne. Ventisei capitoli, complementari e allo stesso tempo assolutamente indipendenti uno dall'altro, per ventisei testimonianze.
«La chiamavano Bimba» è stato presentato ieri pomeriggio all' auditorium Montale del Teatro Carlo Felice, con un dibattito che ha visto protagonisti il giornalista Enrico Mentana, il professor Paolo Crepet e l’ex giudice Mario Sossi, che non si è risparmiato qualche battuta - amara - sul G8. Il libro della Cavo esce dalla logica mediatica del caso Cogne, partendo dalle persone e non dai fatti. «Nei cinque anni in cui ho seguito questa vicenda ho capito come la scena del crimine abbia perso mano a mano di importanza - spiega la giornalista -. Adesso, quello che emerge, tra mille contraddizioni, è la storia di una donna, della sua psiche».
Una personalità che ancora oggi appare indecifrabile, dilemma aggravato dalle perizie psichiatriche spesso contraddittorie. «In ogni capitolo emergono un dramma e un interrogatorio che si vanno a sommare a quello della Franzoni - racconta Ilaria Cavo -. I protagonisti del libro sono tutti importanti e le loro vite, per diversi motivi, sono entrate nella “foto di gruppo” del delitto di Cogne».
Con «La chiamavano bimba» Ilaria Cavo offre al lettore gli strumenti per capire un caso sul quale, complice il mezzo mediatico, ognuno si è sentito in dovere di fare la sua ipotesi per poi trovare una sua verità. «La cronaca è fatta di cose fuori dall'ordinario che capitano a gente comune», ha ricordato Enrico Mentana. Trent'anni in primo grado, sedici in appello lo scorso aprile. Queste le prime due sentenze contro Annamaria Franzoni. Toccherà ora alla Cassazione, alla quale la donna ha presentato ricorso, stabilire condanna definitiva. Condanna che, con tutta probabilità, non riuscirà comunque a sciogliere il dilemma della «Bimba» di Cogne.