Ilaria D’Amico nuovo idolo dei centri sociali

Il grido di battaglia è stato lanciato: «Compagni no global di tutto il mondo riuniamoci a Genova». Il giorno è stato fissato per sabato 17 novembre, e il gran battage mediatico è partito. C'è chi parla di 20mila persone in arrivo, chi di 10mila, chi di 5mila: «Tutto dipende se Trenitalia metterà a disposizione biglietti a prezzi politici» dicono. A Rifondazione il compito di far pressione al ministro dei Trasporti. Eppure, nonostante i grandi numeri annunciati, martedì sera alla «Chiamata del porto», storica sede della Compagnia Unica, per la prima assemblea pubblica cittadina dedicata all'evento, non saranno stati più di una trentina. Tra questi non mancavano don Andrea Gallo, il padre di Carlo Giuliani, Giuliano Giuliani, esponenti nostrani di Rifondazione (presente anche il capogruppo a Tursi Antonio Bruno), Sinistra Critica (Aurelio Maccio), centri sociali e circoli vari. Doveva esserci anche Luca Casarini a trascinare il popolo, ma alla fine non si è presentato. Così, durante la vana attesa per far sì che la platea si riempisse non è restato che conversare. Chiacchiere informali, per intronare il nuovo idolo della sinistra no global: Ilaria d'Amico. Lei, la conduttrice Sky sport, da quest'anno anche a LA7, agli allori no global per la conduzione di lunedì di «Exit», puntata sul G8.
«Una trasmissione perfetta» dicono i presenti. «Lucarelli su Raitre aveva fatto un gran lavoro, ma pareva un fascista al confronto» sentenzia Giuliano Giuliani. «Bravissima Ilaria - aggiunge il papà di Carlo - è riuscita a prendere per il bip, quel bip di Gasparri». Risate. Fino all'imitazione di quel «cretino di Placanica - dice Giuliani - per cui non c'è stato bisogno di alcun commento perché le immagini si commentavano da sé: pareva un blues brother». Altre risate. Poi però alcuni militanti si fanno seri. Basta con le chiacchiere, si entra in sala, e si parte con i discorsi ufficiali. Fino al primo flash. «Via i fotografi» grida uno di loro, che aggiunge: «Non possiamo mandare via i giornalisti perché l'assemblea è pubblica - avverte - quindi compagni, attenzione a quello che dite». E quello che si dice è il rinnovo dell'appello più volte lanciato dagli studi di «Exit»: partecipare in massa al corteo del 17. «Dovremo organizzare una grande mobilitazione sulla città di Genova» dice il primo ragazzo a parlare. Il tutto con lo scopo di contestare le decisioni prese dai pm nei vari processi a carico dei manifestanti accusati di devastazione e saccheggio.
«Per una manifestazione il più possibile aperta: la più grande dopo il 2001» assicurano. Vengono riferite le prime decisioni prese nel pomeriggio, presenti Casarini, Agnoletto e Caruso: manifestazioni culturali al mattino e un grande corteo al pomeriggio. Il via alle 14 dalla stazione marittima e poi tappe in tutto il centro. Ieri, intanto, il senatore Giorgio Bornacin e il capogruppo di An in Regione Gianni Plinio sono tornati a chiedere a prefetto e questore di vietare quel corteo «ad alto rischio di incidenti».