«Illiberale? No, la par condicio è liberticida»

Gianni Pennacchi

da Roma

Sovraesposto in tv? In lite col Quirinale? Nega con fermezza il premier e contrattacca: semmai è «in credito» con la televisione ed ora gli corre l’obbligo di informare i cittadini «su ciò che il governo ha fatto», chi parla o scrive di un braccio di ferro col presidente Ciampi «è in mala fede», comunque la par condicio «per adesso non c’è».
Telecamere ed Ansa lo han preso l’altra notte all’uscita dal Palazzo Reale di Milano, dopo una cena di beneficenza per festeggiare i 95 anni della mamma. Era stato in silenzio per l’intera domenica, Silvio Berlusconi. Ma gli invitati nella Sala delle Cariatidi raccontano che oltre al canticchiare alla signora Rosa «mia cara mama mi sun luntan», aveva tenuto un lungo saluto-comizio ribadendo i temi della sua campagna politica. Anche la legge sulla par condicio dunque, che a suo giudizio era e resta «illiberale» e «liberticida», e che il capo dello Stato, in una lettera alla commissione di Vigilanza Rai, vuole applicata immediatamente, pur se i paletti e le limitazioni della par condicio entrano in vigore, per volontà della stessa legge, dopo lo scioglimento delle Camere. Così i giornalisti lo han pressato su questi temi.
Perché non perde una trasmissione ed ogni giorno è in radio o in video?, gli hanno domandato. Approfittare di questi ultimi giorni senza la mordacchia della par condicio è legittimo, ma non teme il boomerang dell’esagerazione? Tranquillo e deciso, Berlusconi ha risposto: «Perché lo faccio? Perché io sono in credito con la televisione di quattro anni e mezzo, perché per quattro anni e mezzo non sono mai andato in televisione mentre gli altri ci andavano in continuazione. Ora devo spiegare agli italiani ciò che abbiamo fatto al governo, perché i cittadini non sono informati. Dunque in questo periodo io da solo faccio quello che gli altri fanno in tre con Fassino, D’Alema e Prodi».
La lettera di Carlo Azeglio Ciampi non è stata forse provocata da quella che in molti giudicano una sua «sovraesposizione televisiva»? E lui, pronto: «No, non è vero che sono sovraesposto e che vado troppo in televisione, e non è vero che ho avvelenato il clima elettorale: semmai uso l’ironia per difendermi dagli attacchi». Ma c’è o no uno scontro tra lui e il Quirinale? «Chi legge uno scontro con il Quirinale è in malafede. Non vi è alcuno scontro con Ciampi, e intanto la par condicio per adesso non c’è. E comunque io resto convinto che è una legge non solo illiberale, è una legge liberticida: perché gli spazi di visibilità dovrebbero essere proporzionali al peso di ciascuna forza politica», ha ribattuto Berlusconi.
S’è alzata anche una domanda sul «partito dei moderati», che secondo Gianfranco Fini deve essere varato «a prescindere dal risultato elettorale». Condivide? Il leader della Cdl ha risposto: «Non solo condivido, ma rivendico la paternità del progetto. L'ho proposto io, l'ho detto io che bisogna lavorare in quella direzione e ribadisco che ne sono assolutamente convinto. Non solo: secondo me lo stesso dovrebbero fare anche gli altri». Ieri sera infine, nel sito di Tgcom è comparso il primo di una serie settimanale di interventi in cui Berlusconi ha promesso, se avrà ancora la fiducia degli elettori, di proseguire «verso un innalzamento del trattamento minimo pensionistico per portarle a 800 euro al mese».
Ma è la par condicio, che ora suscita polemiche dall’opposizione e surriscalda la campagna elettorale. Il portavoce del premier, Paolo Bonaiuti, in una nota ironizza: «Da TeleRomagna e da Radio anche noi, Prodi e Fassino intimano a Berlusconi un “giù le mani da tv e radio”. Sottinteso: ci andiamo solo noi...». Mentre Tremonti dichiara: «La par condicio la considero una legge non particolarmente giusta e felice. Ma la legge è legge e una legge va applicata». Elio Vito, invece, sottolinea come il premier abbia «il diritto-dovere di illustrare l’attività del governo». «Taccia Fassino», intima Renato Schifani, dal momento che «lui e i suoi hanno letteralmente militarizzato il Tg3». La sinistra «non strumentalizzi le parole di Ciampi», ammonisce Antonio Tajani definendo «inaccettabile» il tentativo di «imbavagliare» il premier.