GLI ILLUSIONISTI DEL FISCO

Ecco una breve ricetta per capire se la minestra fiscale che dobbiamo digerire è davvero sapida.
La riduzione delle aliquote fiscali non porta automaticamente un beneficio netto nelle tasche dei contribuenti. Potrà sembrare un po’ incomprensibile, ma le aliquote e il gettito che lo Stato incamera dalla loro applicazione hanno vita, per una certa misura, separata. Se i 100 euro del reddito del signor Rossi sono colpiti da una imposta del 30%, nelle casse di Visco arrivano 30 euro. Ma se Visco riesce a gonfiare, con qualche trucchetto da mago Zurlì, il reddito reale dello stesso Rossi a 110 euro, a parità di aliquota, lo Stato incassa 33 euro.
È, ci scusiamo per la pedanteria, quanto ha disposto questa Finanziaria nei confronti delle imprese. Anzi Schioppa e Visco hanno sublimato il trucchetto dell’illusione finanziaria.
Ci stanno raccontando che le imprese avranno complessivamente (tra Ires e Irap) una riduzione fiscale di poco più di sei punti percentuali: passeremo dal 37,5% di tasse al 31,5 per cento. Roba forte. Eppure la medesima Finanziaria prevede un gettito extra di circa un miliardo nei prossimi tre anni a favore dello Stato. L’escamotage è quello che dicevamo prima: il reddito delle imprese verrà gonfiato (più elegantemente: la base imponibile verrà ampliata) con la parziale indeducibilità degli interessi passivi, con l’impossibilità di ammortizzare beni e investimenti in modo accelerato e con un tetto ai rimborsi dei crediti Iva. Un mix di misure che non solo vanificherà la riduzione delle aliquote, ma che porterà il miliardino in più per le casse dello Stato.
I responsabili grafici dei quotidiani sono stati già avvertiti: nelle tabelle di confronto internazionale sulla tassazione delle imprese magicamente l’Italia balzerà ai primi virtuosi posti. Ma nel contempo i ragionieri delle piccole, ma anche grandi imprese, già sanno che alla fine dell’anno il loro conto con il fisco è destinato ad aumentare. Qualche vantaggio in più per le imprese manifatturiere, in meno per tutti gli altri.
Due considerazioni finali.
Il governo è in mala fede. Quando si rivoluziona un sistema di aliquote e di calcolo della base imponibile si regala ai contribuenti un salvagente. E cioè: se il contribuente con le nuove regole si trova a pagare più che nel precedente, può optare per la soluzione più conveniente. Lo stesso governo ha inserito questa meritoria «clausola di salvaguardia» (sempre che non arrivi qualche sorpresa) per la semplificazione della tassazione per le imprese fino a 30mila euro. Perché Schioppa e Visco non lanciano questo salvagente anche per la riduzione delle imposte per le imprese?
Seconda notazione. Ma Confindustria dorme? Il suo presidente ha subito plaudito alla riduzione fiscale, ma forse avrebbe fatto bene a riguardarsi l’audizione del suo direttore generale. A luglio chiedeva appunto sistemi di salvaguardia in caso di riduzione delle aliquote fiscali. Tutto procede invece per il meglio sul fronte caprese: i giovani industriali a convegno si affronteranno sul tema «Libera impresa in libero Stato».
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