Illy: giusto intervenire, sono falsi ambientalisti

«Ma non sono tranquillo. Avremo anche noi problemi»

Massimiliano Scafi

da Roma

«Ambientalisti chi?» Come, chi? Eccoli. I sindaci della Val di Susa, i parroci che suonano le campane delle chiese, i ragazzi che bloccano i cantieri della Tav... «Bah. Sedicenti ambientalisti, io li definirei così. Gente che preferisce i Tir ai treni, i gas di scarico del trasporto su gomma ai binari elettrici della ferrovia, il chiasso al silenzio». Infatti, «siamo di fronte a una minoranza molto, molto rumorosa», spiega Riccardo Illy, presidente del Friuli Venezia Giulia, la regione all’altro capo del tratto italiano del Corridoio 5. Bisogna ascoltarli, come no, dialogare. Però, aggiunge, bisogna andare avanti, «perché noi abbiamo il dovere di pensare alle esigenze della maggior parte dei cittadini, vale a dire della maggioranza silenziosa».
Andare avanti a tutti i costi? Anche con le misure di polizia?
«Io sto con Cofferati. La legge è uguale per tutti e va applicata con tutti, pure con gli ambientalisti e con chi protesta».
Eppure l’amianto da quelle parti c’è davvero...
«Appunto, da quelle parti. Da quanto mi risulta ce n’è nella zona ma non nelle montagne che devono essere traforate. E poi, come ha detto il presidente Ciampi, questi problemi potrebbero essere serenamente risolti con la tecnologia. Andiamo sulla Luna e non sappiamo mettere in sicurezza l’amianto?».
Dicono anche che l’Alta Velocità sia un lusso inutile.
«No, è un’opera fondamentale che servirà a tutta l’Italia manifatturiera per due motivi. Primo, per sviluppare il traffico interno e riequilibrare il rapporto tra ferro e gomma. Secondo, per favorire le esportazioni con l’Est, l’Ovest e pure il Nord, visto che la Lisbona-Kiev incrocerà anche altri assi europei».
Dunque secondo lei la protesta è ingiustificata?
«Diciamo che è come un autogol. Ma non si rendono conto che, se l’opera si blocca, il traffico comunque non si ferma? Che se non si fa la ferrovia si faranno più strade? Che avremo l’Italia invasa da camion? Che avremo più inquinamento? Che ci saranno più incidenti? E questa sarebbe una difesa del territorio? L’Alta Velocità invece, oltre a costituire un sistema moderno di mobilità per merci e persone, garantisce una migliore tutela dell’ambiente sotto forma di minori consumi di carburante e minor inquinamento. Il traffico automobilistico «consuma» il territorio cinque volte più di quello ferroviario. Non è una differenza da poco».
Ma non basterebbe, come sostiene qualcuno, migliorare le linee esistenti?
«No. Le reti ferroviarie attuali, in Friuli ma credo anche altrove, sono inadeguate per tre motivi. Pendenze eccessive, portata dei ponti insufficiente, raggi di curva troppo stretti. Lì sopra i treni veloci non possono essere usati con successo e l’Alta Velocità non sarebbe competitiva con l’aereo».
È preoccupato di quanto sta accadendo in Val di Susa?
«Certo, perché sappiamo bene che, venendo meno il tratto a ovest, non potrà essere garantito il futuro dell’infrastruttura e la sua naturale prosecuzione verso est e Trieste. Una linea monca non avrebbe senso».
La Tav aprirà i cantieri anche nella sua regione: dobbiamo prepararci ad altri blocchi stradali, ad altre proteste?
«Speriamo di no. Noi abbiamo raggiunto un accordo preventivo con i sindaci dei nove comuni che saranno attraversati dall’opera».
Il dialogo quindi per una volta ha funzionato?
«Li abbiamo ascoltati. Loro hanno espresso le loro obiezioni ragionate e, dov’era possibile, le abbiamo accolte. Alla fine tutto è confluito nel progetto preliminare. Contiamo di avere il via libera nel corso del 2006. Il 2015, termine fissato per la consegna dei lavori, va rispettato. Ma nonostante l’accordo con i sindaci, non sono del tutto tranquillo. Vedrete, avremo anche noi i nostri problemi con gli ambientalisti».