Imam espulso prende soldi da Comune e Regione

Eleonora Barbieri

da Milano

Duemilaquattrocentotrentaquattro euro e 50 centesimi: è quanto riceverà dal Comune di Como Ben Hassine Mohamed Snoussi, ex imam della moschea locale, quale «contributo nell’ambito del fondo sostegno affitti 2004». Non ci sarebbe nulla di strano, visto che il suo nome figura nella lista delle persone indigenti. Senonché il quarantunenne tunisino è stato espulso dal nostro Paese il 16 agosto 2004 con un provvedimento del Viminale.
Il decreto del ministro degli Interni Giuseppe Pisanu lo giudicava infatti «elemento socialmente pericoloso» per presunti legami con organizzazioni terroristiche. Ottenuto il nulla-osta dalla Procura di Milano, Snoussi venne imbarcato da Malpensa su un volo per Tunisi. Un’ordinanza analoga colpì contemporaneamente anche il suo collega marocchino Abu Ayoub, ex imam della moschea di Varese. Quest’ultimo aveva preso il posto di Snoussi presso il centro islamico di Como.
Snoussi era il capo religioso della moschea di via Domenico Pino fin da quando sorse, nel 1996. Nell’aprile del 2003 i primi guai giudiziari. Il tunisino finì in Tribunale per il pestaggio di un connazionale, picchiato proprio vicino al luogo di culto. Un’episodio di cui fu trovata traccia anche in una conversazione intercettata a Londra dai servizi segreti americani che indagavano sui finanziamenti ad Al Qaida. Poi, dal podio della moschea del quartiere di Camerlata, i due avrebbero cominciato a incitare i fedeli alla guerra santa durante le loro predicazioni. Di qui il provvedimento del ministro Pisanu. Ma il nome di Snoussi compare anche in una recente operazione antiterrorismo, condotta a metà dello scorso maggio dalla magistratura milanese. In quest’occasione al nordafricano venne imposto il divieto di dimora nelle province di Milano e Como, sempre per motivi di ordine e sicurezza pubblica.
Insomma, pare che Snoussi, nel suo appartamento di via Brogeda, non ci possa proprio abitare. Eppure si trova a beneficiare di un contributo di quasi 2500 euro, destinato a chi versa in gravi difficoltà economiche. Il fondo per gli affitti è sovvenzionato, al 70%, dalla Regione Lombardia, che lo ha istituito nel 2000, e per il restante 30% dal Comune. Per presentare domanda è necessario risiedere nel territorio comunale e avere un contratto di locazione regolarmente registrato. Quest’anno, a Como il sostegno andrà a 223 persone. Fra cui, appunto, Snoussi.
Com’è possibile? «È solo per un fatto formale e burocratico - spiega il direttore dell’area servizi sociali del Comune, Rocco Belmonte -. I soldi sono stati chiesti e ottenuti di diritto dalla moglie di Snoussi, Elaly Arnal». La donna abita infatti ancora a Como con i suoi tre bimbi piccoli, di uno, tre e cinque anni. Possiede un permesso di soggiorno, ma non ha un reddito fisso. Ha quindi tutte le carte in regola per ricevere l’assegno. Che verrà intestato rigorosamente a lei. «All’imam - precisa il vicesindaco e responsabile dei Servizi sociali Paolo Mascetti - né Regione né Comune daranno un solo euro».