Imam sotto accusa per pedofilia

«Il mondo sappia che la Russia ha tracciato delle linee rosse. E che nessuno può pensare di travalicarle». Parola del capo della diplomazia del Cremlino, Sergei Lavrov, che ieri ha lanciato un nuovo duro avvertimento agli Stati Uniti, inaugurando l’anno accademico dell’Istituto di relazioni internazionali di Mosca. La circostanza è solenne e tradizionalmente viene sfruttata dal ministro degli Esteri per tracciare le priorità strategiche. A giudicare dal suo discorso i prossimi dodici mesi non promettono nulla di buono; anche perché proprio in queste ore il governo russo ha annunciato lo spiegamento di una nuova generazione di missili balistici intercontinentali e il via a una nuova imponente esercitazione aerea.
Washington si illude se pensa di poter ricondurre la Russia a più miti consigli. Al contrario, il Cremlino appare più determinato che mai. «Esistono delle linee rosse, che rappresentano una reale minaccia alla nostra sicurezza o all’ordine internazionale - ha detto Lavrov - Tra queste ci sono i progetti di installazione di basi antimissilistiche in Europa centrale e la questione del Kosovo». No, dunque, sia allo scudo spaziale sia all’indipendenza del protettorato a maggioranza albanese, che Mosca vuole rimanga parte integrante della Serbia.
«Noi non mercanteggiamo - ha tuonato il capo della diplomazia - non facciamo commercio di buoi e i nostri partner lo devono capire». Riferendosi agli Usa e in parte all’Unione europea ha osservato che «c’è chi è preoccupato per la nostra rapida rinascita come uno degli Stati-guida del mondo, ma non bisogna reinventare di sana pianta un’altra volta il vecchio mito della minaccia russa». Già perché Mosca intende proseguire «la linea mantenuta negli ultimi 300 anni, durante i quali si è assunta una buona parte del fardello nel mantenere l’equilibrio in Europa e nel mondo». Putin ritiene di guidare una potenza di pace, ed è persuaso che la crescita di Cina e India «richieda un nuovo criterio per gestire il mondo», ovvero «una leadership collettiva». Come dire: è tramontata l’era del dominio di una sola superpotenza. Non per questo, però, la nuova coalizione deve essere antiamericana. Anzi, Mosca intende proporsi come ponte tra il vecchio «ordine euroatlantico e le potenze emergenti». Ed è sempre disposta a trattare con gli Stati Uniti a condizione che il suo ruolo e i suoi diritti vengano rispettati.
Nel frattempo, però, il Cremlino continua a mostrare i muscoli. A poche settimane dalla decisione di ripristinare i pattugliamenti a lungo raggio dei bombardieri strategici, ieri è stata annunciata un’esercitazione di 24 ore e durante la quale dodici bombardieri Tuplev 95-Mc voleranno sull’Artico e lanceranno missili da crociera.
Ma la notizia più importante risale al 1° settembre, sebbene abbia avuto poca visibilità sui media internazionali. A dicembre il Cremlino darà avvio alla seconda fase dello schieramento di missili intercontinentali balistici nell’ambito del programma di modernizzazione delle difese nucleari. «Il missile Topol-M fa parte della nuova generazione di armamenti e garantirà la sicurezza nazionale per i prossimi 20-30 anni», hanno spiegato fonti delle Forze armate citate dai media russi. Non si sa quanti ne verranno schierati, mentre si sa dove: la base scelta è quella di Teikovo, a circa 240 chilometri a nord-est di Mosca. Il Topol-M è lungo 22 metri ed è a testata singola; può essere lanciato da postazioni sia fisse che mobili.
Washington non ha reagito, ma non pare impressionata dal discorso di Lavrov e tantomeno dalle mosse militari di Putin. Fonti della Casa Bianca hanno lasciato intendere che l’accordo con il governo polacco è a portata di mano per l’installazione di una decina di missili antimissile. La Casa Bianca non intende rinunciare allo scudo spaziale. Muro contro muro. Chi prevarrà?
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