«Imbarazzata» tempestività in Campidoglio

Se c’è una cosa che stupisce, nella vicenda del gigantesco giro di certificazioni false dall’anagrafe, è la tempestività con la quale il sindaco Walter Veltroni - imitato mezz’ora dopo dall’assessore alla Sicurezza Liliana Ferraro - ha espresso il suo apprezzamento per l’opera di pulizia ordinata dalla Procura. Mentre gli agenti della squadra mobile romana ancora stavano portando a termine l’operazione, nelle redazioni di giornali e agenzie di stampa arrivava il comunicato del Campidoglio con il quale il sindaco, pur ammettendo il coinvolgimento di uffici del Comune di Roma, sottolineava che anche i vigili urbani avevano collaborato alle indagini. «Alla polizia municipale di Roma - scriveva Veltroni - va l’apprezzamento sincero dell’amministrazione comunale e mio personale». Peccato che tra gli arrestati ci fossero proprio due «pizzardoni»; senza contare che ai vigili spetta il controllo esclusivo dell’iter per la concessione della cittadinanza. La «catena di Sant’Antonio» della creazione di false identità - hanno detto gli inquirenti - era cominciata almeno nel 2001: possibile che in tutti questi anni nessuno si sia accorto di niente? Nel comunicato, Veltroni si richiama «all’affermazione di quei principi di legalità e trasparenza che costituiscono le fondamenta della nostra azione di governo della città». Ci sorge un dubbio: se così fosse, perché mai sarebbero stati emessi oltre centotrenta ordini di cattura? La pericolosa associazione a delinquere era formata solo da dipendenti comunali (anagrafe, I municipio e polizia municipale). Nel pieno rispetto del garantismo, non si può condannare a priori nessuno. Ci limitiamo, però, a ricordare che qualche giorno fa, per una vicenda analoga, ma enormemente più circoscritta, i Ds hanno chiesto lo scioglimento del Comune di Nettuno. E allora, col Campidoglio, che si dovrebbe fare? Decretarne la «damnatio memoriae» per l’eternità?