Imbarazzo a Londra: dal vice di Blair pesanti insulti a Bush

«Il presidente Usa è una m....», dice il sanguigno John Prescott in un incontro a Whitehall con deputati del Partito laburista e membri delle comunità islamiche

Erica Orsini

da Londra

C'è chi ne ha fatto un articolone da prima pagina a titoli cubitali come l'Independent e chi ha tentato di alleggerire il peso di quella parolina sfuggita al momento meno opportuno. Comunque sia, quanto detto nei giorni scorsi dal vice primo ministro britannico John Prescott durante un incontro con alcuni parlamentari musulmani, non poteva proprio passare sotto silenzio. «Bush is crap» avrebbe affermato il poco diplomatico braccio destro del primo ministro laborista Tony Blair nel corso di un colloquio svoltosi nel suo ufficio londinese di Whitehall a cui hanno partecipato parlamentari del suo stesso partito e diversi rappresentanti istituzionali delle comunità islamiche.
Sul significato di «crap» ci si potrebbe dilungare a lungo. Tra le traduzioni più gentili rimandate dalle agenzie figuravano ieri «Bush è un'immondizia» o «Bush fa schifo», ma se si vuole attenersi fedelmente al significato della parola c'è poco da girarci attorno: «Bush è una merda» è quella più appropriata, che piaccia o no. Sembra che l'uscita poco elegante del numero 2 di Downing Street si riferisse alla posizione assunta dall'amministrazione Bush sul processo di pace in Medio Oriente.
A rendere pubblico l'episodio è stato il parlamentare laburista Harry Cohen presente al famigerato incontro che avrebbe avuto luogo martedì scorso. Cohen - che tra l'altro rappresenta nel suo distretto anche gli elettori di Walthamstow, una delle aree che il 10 agosto sono state teatro dell' operazione antiterrorismo - ha spiegato che si stava parlando della politica estera americana e, in particolare, delle strategie messe in atto per il Medio Oriente.
«Ho dato il mio sostegno al conflitto iracheno soltanto perché gli americani avevano promesso la road map - sembra abbia detto il vice premier - invece poi se ne sono fregati (letteralmente sarebbe «ci hanno cagato sopra»). Sempre Cohen riporta che la maggioranza degli astanti è scoppiata a ridere di fronte a un commento così colorito mentre Prescott si premurava che la frase non venisse trascritta nella relazione ufficiale del discorso.
Risate hanno suscitato anche altri commenti meno pesanti, ma egualmente velenosi inviati dal vice primo ministro all'indirizzo del presidente americano che, a suo parere, non sarebbe che un cowboy da strapazzo. Qualcuno, insomma, inaffidabile e superficiale da cui sarebbe meglio prendere le distanze. Ciò è quanto sicuramente pensano da tempo molti dei parlamentari del Labour che nelle ultime settimane hanno assistito con crescente disagio al sostegno congiunto offerto da Stati Uniti e Gran Bretagna all'azione militare israeliana in Libano.
Molti di questi deputati erano andati da Prescott proprio per far presente il loro scetticismo e, sembra, che siano rimasti deliziati dall’uscita del vice-premier che, peraltro, non si è neppure curato di smentirla. In un laconico comunicato stampa ha soltanto sottolineato che tutto il caso poteva venire archiviato come un «rapporto non accurato di una conversazione privata, che non fotografa il mio punto di vista».
Come dire, insomma, che qualcuno ha capito male. Ma anche se avesse capito bene, si trattava di un colloquio a porte chiuse e i giornalisti si facciano gli affari loro.
Quelli dell'Independent, invece, sono andati a interpellare i parlamentari presenti alla riunione per cercare conferme a sostegno delle rivelazioni di Cohen. Molti «non ricordavano», uno di loro ha riposto con una risata: «Non posso discutere dell'argomento».
«Questo è esattamente il genere di linguaggio usato da Prescott», ha spiegato ieri alla Bbc Colin Brown, biografo del vice premier. Poco diplomatico, turbolento, rissoso e dongiovanni (lo scandalo che lo ha visto protagonista pochi mesi fa a causa di una focosa relazione con una sua ex segretaria sta per diventare il piccante soggetto di un film girato da Itv), il numero 2 dell'esecutivo laburista continua però a godere di molta simpatia sia nel mondo politico che tra l'opinione pubblica.
«John non usa sempre il linguaggio più appropriato - ha dichiarato ieri Norman Lamb del Partito liberaldemocratico - ma se dobbiamo credere a quanto ci è stato raccontato, allora il suo intuito sulla questione medio-orientale è senz'altro preferibile a quello di Blair».