Imbattibili Solo 6 ko negli ultimi 2 anni

«È importante che in Italia si capisca che siamo ancora forti». Così Pep Guardiola alla vigilia. Missione compiuta e avversari destinati alla rassegnazione dopo Milan-Barcellona, la partita più bella del 2011. Perché i numeri non sono tutto, ma nel caso specifico sono la fotografia di una squadra che rasenta la perfezione. Nell’era Guardiola, tra Liga e Champions, in 160 partite sono appena 13 le sconfitte contro 122 vittorie. Solo sei ko negli ultimi due anni: perfettamente divisi tra campionato ed Europa, dove non perde da quasi un anno. Guardiola, con dodici trofei il tecnico blaugrana più titolato, è un continuo bagno di umiltà. «Non sai se sono così bravo perché non mi hai mai visto lavorare sul campo» la risposta a un cronista che ne tesseva le lodi, per poi aggiungere «la verità e che sono fortunato a lavorare per un club che mi sostiene e ad avere una squadra incredibile».
Scolaretti ubbidienti, per dirla alla Ibrahimovic. Ma anche secchioni. E se Lionel Messi è il simbolo del gruppo, Xavi è l’anima. Perché Xavier Hernández «Xavi» Creus, 31 anni, è nato a meno di trenta chilometri da Barcellona, quindi catalano doc, così come blaugrana doc. Prototipo ideale del giocatore Barça: trafila nelle giovanili e lancio in prima squadra. Nel 2000 gioca già a San Siro in Champions: proprio in un Milan-Barcellona, finito 3-3. In pochi mesi «ruba» il posto a Guardiola, il suo allenatore attuale, che decide di emigrare in Italia, a Brescia, perché ha già intuito che sta per sbocciare un fenomeno. Che sia un predestinato lo si capisce nel 2004 quando con un suo gol il Barcellona torna a vincere al Bernabeu dopo un digiuno lungo oltre sei anni. È l’inizio di una cavalcata trionfale: vince due Liga di fila e la prima Champions. L’Europeo nel 2008 con la Spagna lo consacra. Non si ferma più di alzare coppe, fino a diventare, l’estate scorsa, il più vincente nella storia del Barcellona: diciotto trofei, tra cui sei campionati spagnoli e tre coppe dei campioni. La gemma è il Mondiale 2010 in Sudafrica. Il torto incomprensibile è non avergli dato il pallone d’oro in quella stagione, per darlo a Messi.
Mercoledì ha dimostrato di essere alla pari del compagno. Anzi nella notte delle stelle di San Siro, tra Ibra e l’argentino, a brillare più di tutti è stato lui: una prestazione assoluta. Nelle tre azioni decisive c’è sempre il suo zampino: lui alle spalle di Van Bommel che fa l’autogol, lui procura rigore e lui segna il gol decisivo. Il tutto corredato dalla solita sapiente regia del tiki-taka. Adriano Galliani fu vicino a prenderlo: «Quando aveva 19 anni doveva venire da noi, ma ha resistito». Xavi è grande, anche nei rimpianti.