Imboscata Fli: vuol sequestrare il simbolo Pdl

La provocazione di Bocchino: &quot;Quel marchio è anche di Fini, il premier non può usarlo&quot;. Ma la legge dà ragione al Cavaliere. L'obiettivo occulto potrebbe essere accampare diritti sui rimborsi elettorali. Il premier frena i suoi: niente risse. <strong><a href="/interni/silvio_frena_suoi_niente_risse_e_prepara_berlusconi_bis/23-11-2010/articolo-id=488742-page=0-comments=1">E prepara un Berlusconi bis
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Roma - Gianfranco Fini ha capito che il tempo non gioca a suo favore. E che tenere alto il livello dello scontro fino al 14 dicembre esponendosi in prima persona rischia di far scricchiolare la sua poltrona di presidente della Camera e far saltare i nervi al Quirinale. Per questo l’ex leader di An ha deciso per il low profile nel videomessaggio consegnato qualche giorno fa al sito di Generazione Italia. E sempre per la stessa ragione domenica sera si è limitato a dare il via libera a Italo Bocchino per aprire l’ennesimo fronte con il Pdl guardandosi però bene dall’entrare nella querelle che ieri ha tenuto banco tutta la giornata. «Il metodo Casini», lo definisce un ministro vicino al Cavaliere, visto che tra il 2001 e il 2006 il leader dell’Udc giocò la partita della fronda a Berlusconi mandando sempre avanti l’allora fidatissimo Marco Follini.

Alta tensione, dunque. Con in scena l’ultima puntata della guerra di nervi in corso ormai da mesi tra Berlusconi e Fini. Perché è chiaro che la nota ufficiale con cui Bocchino decide di dare fuoco alle polveri - un comunicato stampa proprio per evitare che qualcuno s’illuda che si tratti di una battuta dal sen fuggita - non può che scatenare la reazione dei vertici del Pdl. «Dicono che il premier stia preparando un nuovo partito per rinnovarsi in vista del voto. Comprendiamo la sua esigenza, anche perché - affonda - il nome e il simbolo del Pdl sono in comproprietà con Fini e non potrà utilizzarli». Più che una dichiarazione una vera e propria provocazione, visto che gli appigli giuridici in questo senso sono piuttosto scarsi. Una conclusione sulla quale, ovviamente off the records, concordano anche molti esponenti del Fli. Il punto, infatti, non sta tanto nel fatto che secondo l’Ufficio marchi dell’Ue il titolare esclusivo del simbolo Popolo della libertà è Berlusconi (circostanza confermata dall’ideatore del nome e del logo Pdl, Domenico Auricchio). Quanto nella spiegazione di Ignazio Abrignani, responsabile dell’Ufficio elettorale del partito. L’atto notarile originario cui partecipò anche Fini, spiega, «è stato infatti superato da un congresso nel quale tremila delegati hanno approvato all’unanimità uno statuto che da un punto di vista civilistico non è stato impugnato da nessuno e che pertanto è pienamente valido».

E quello statuto prevede che il simbolo sia nella disponibilità dei tre coordinatori nazionali. Senza contare, aggiunge Gregorio Fontana, che «le nuove norme approvate dal congresso sono state utilizzate quando il simbolo è stato presentato alle Europee e poi alle Regionali». Ai fini giuridici, insomma, quel che conta è «il “preuso”». Oltre al fatto - aggiunge Abrignani - che formalmente Fini non si è mai iscritto al Pdl. «È tra i costituenti - spiega - ma dopo che il congresso stabilì le regole di adesione al partito preferì restare sempre un esterno. Giuridicamente, insomma, non si capisce a che titolo accampi pretese che sono comunque infondate». «Una richiesta pretestuosa», spiegano da via dell’Umiltà. Le «comiche finali», secondo il sottosegretario Daniela Santanchè. Mentre Osvaldo Napoli ironizza sulla «curiosa» e «bizzarra» forma di «necrofilia» di Bocchino. «Ritiene che senza Fini il Pdl sia morto - dice - ma rimane affezionato al simbolo».

La verità, però, sta forse nei ragionamenti che correvano ieri nelle telefonate tra Roma e Arcore. Fini, infatti, sa bene che gli appigli giuridici sono quasi inesistenti. Ma quel «quasi» gli consentirebbe comunque di aprire un fronte pesante nel caso di elezioni anticipate. «Decideranno i magistrati», rilancia infatti Bocchino. Già, perché un ricorso in Cassazione (competente nel caso elezioni per il Parlamento) potrebbe infatti creare problemi al Pdl, soprattutto in un momento così delicato come quello della presentazione delle liste.

Ipotesi che in verità Abrignani esclude, perché la Cassazione «ha sempre rigettato ricorsi palesemente vessatori e strumentali». Come sarebbe questo, visto che il Fli non chiederebbe di usare il simbolo ma vorrebbe solo che fosse impedito al Pdl di farlo. Ma l’obiettivo di Fini potrebbe essere anche un altro: creare i presupporti per un ricorso sui rimborsi elettorali del Pdl (che continuerebbero ad affluire anche in caso di interruzione della legislatura). È quello, secondo molti, è il vero scontro che il Fli si sta preparando a combattere.