«Imboscata» a Trulli Hamilton, 3º col trucco

Siamo a quota otto. Otto ricorsi, querele, appelli, otto plichi di carte bollate, otto menate regolamentari e colpi alla credibilità di questo sport sempre più circo. Otto in quattro giorni, la media è imbarazzante. Ieri gli ultimi in ordine di tempo. Quello della McLaren-Mercedes contro la Toyota per via della manovra di Trulli, i due dei commissari di pista contro l’autoscontro di Sebastian Vettel, e l’annuncio di appello della stessa Toyota ovviamente versus McLaren. Dunque, ricapitoliamo. Tolta quest’ultima raffica di quattro in un pomeriggio, avevamo già registrato: 1) il ricorso di giovedì presentato da Ferrari, Renault e Red Bull contro Brawn, Toyota e Williams sull’ormai famigerato diffusore; 2) l’annuncio d’appello dopo che la Fia aveva respinto il ricorso; 3) la penalizzazione in griglia decisa sabato e firmata dai giudici federali contro l’alettone chewin-gum della Toyota; 4) il ricorso della Williams contro un deflettore della Ferrari nella tarda serata sempre di sabato.
Un delirio. Per cui succede che Lewis Hamilton, il campione del mondo in carica, scatta dalla diciottesima posizione e conclude terzo, primo degli umani dietro alle Brawn Gp che volano grazie al diffusore furbetto. Terzo perché era quarto, ma il nostro Trulli, su Toyota, non fa in tempo a festeggiare sul podio (lo fa poco, forse già sapeva) che viene retrocesso di 25” e finisce dodicesimo. Motivo? Appena uscita la safety car, Jarno va dritto sull’erba, Hamilton lo passa, ma poco dopo gli restituisce la posizione. «Il team – dirà Lewis – mi ha ordinato di farlo, nel dubbio faremo ricorso dopo, mi hanno detto». E così è stato. Sa di imboscata. Ma la regola prevede che con la safety fuori, se uno finisce sull’erba, l’altro ha diritto a passarlo, per cui Hamilton non era tenuto a lasciar di nuovo strada. Da qui il ricorso McLaren. Insomma, pazza F1 che non conosce i regolamenti. Alla Toyota sarebbe bastato ricedere la posizione a Hamilton per evitare guai. La versione di Jarno è però diversa: «Lewis mi ha passato, poi ha rallentato improvvisamente, pensavo avesse un problema e l’ho passato, non potevo far altro».
E dell’autoscontro tra Kubica terzo che voleva passare Vettel secondo a quattro giri dalla fine? Gran botto, gran spettacolo, gran errore del giovane tedesco. Via radio dirà al box: «Scusatemi, ho sbagliato io, sono un dannato idiota». E Kubica: «Sì, ha proprio sbagliato Vettel e avrei potuto andare a prendere Button». E i giudici: entrambi a rapporto e Vettel punito. Meno dieci posizioni in griglia domenica in Malesia e 50mila euro di multa. Quest’ultimi per il pericolo creato in pista: faceva molto show mentre tentava di concludere la corsa con tre ruote (una appesa per miracolo all’ultimo ancoraggio non rotto), ma quanto a sicurezza nessuno ha gradito.
BCLuc