«Imbrattare i muri per noi writer è un disonore»

Raduno degli artisti del graffito: «Il Comune ci autorizzi a migliorare spazi abbandonati»

Igor Principe

Mentre il sindaco Moratti, protetta da grembiule e occhialoni, ripuliva i muri di Porta Genova dando il via all’iniziativa «I lav Milan», loro si davano appuntamento dalla parte opposta della città: Brugherio, a un passo dalla tangenziale est. Armati di quella bomboletta spray cui il Comune ha deciso di dare battaglia. Da parte dei writer, però, non c’era alcun intento controffensivo. Più innocuamente, sabato erano lì per partecipare ad una manifestazione per loro storica: «Jam Galilei», il più importante incontro collettivo italiano di artisti del graffito. Perché questo è ciò che si sentono: artisti.
«La Moratti può ripulire tutti i muri che vuole, ma ci sarà sempre qualcuno che li sporca di nuovo», dice Andrea, 32 anni, writer da quando ne aveva quindici. «Ma si sappia che non siamo noi. Un vero writer non solo non fa le tag (le scritte sui muri, ndr), ma nemmeno si azzarda a toccare monumenti, palazzi storici, chiese, cimiteri, condomini. Noi vogliamo migliorare le zone urbane degradate e qualche volta, grazie all’aiuto delle istituzioni, ci siamo riusciti». È accaduto a Cassina de’ Pecchi, su una piscina con i muri coperti da svastiche. «La giunta, di centrodestra, ci ha chiesto di dipingerci sopra - prosegue Andrea -. Quindi il problema non è politico, ma solo di chi sa distinguere tra artisti e vandali». La sortita di Vittorio Sgarbi al Leoncavallo, che sarebbe una sorta di Cappella Sistina del graffito da trasformare in museo, pare più di una concessione di spazi. È il riconoscimento ufficiale del writing come forma d’arte contemporanea. «Arriva tardi - dice ancora Andrea -: il writing è una forma d’arte da oltre 20 anni». Il suo collega Samuel ha idee diverse: «Le parole di Sgarbi fanno piacere e anche comodo, non avendo nessuno che ci rappresenta a livello politico».
L’happening si svolge in un giardino pubblico ai cui cancelli sono agganciati grandi pannelli su cui i writer si esprimono. Qualcuno ha macinato chilometri pur di esserci, come Paolo, da Foggia. La maggioranza però viene da Milano, come Matteo, poco più che ventenne: «Quello che chiediamo sono spazi su cui dipingere o autorizzazioni a migliorare muri abbandonati, fabbriche dismesse. La Moratti? Fa una battaglia persa in partenza, non puoi controllare chi fa le tag. Quanto a Sgarbi, da un lato sono contento perché i veri artisti trarranno vantaggi dal suo appoggio. Non sono contento, invece, se penso che il writing ha bisogno di un suo intervento per essere riconosciuto come arte». Concetto che Carmelo Peligra, «Melo» per tutti, sottolinea con passione: «Perché se a parlare di arte è un writer storico come Raptus o come Rai Martini, che tiene corsi a Brera, nessuno ci crede e se lo dice Sgarbi è verità assoluta?», si chiede il segretario dell’associazione che organizza Jam Galilei. «Vorrei che il sindaco Moratti venisse qui, per vedere che noi con tag e graffiti non c’entriamo niente: per un writer, farle è quasi un disonore. E magari a darci una risposta concreta, visto che da dieci anni chiediamo spazi e non ci vengono quasi mai concessi».