Un imbroglio difficile da assolvere

A costo di sembrare démodé, resto affezionato alla tradizione popolare che divide le cose del mondo in buone e cattive. Purtroppo per l'Italia, la legge del governo sulle coppie di fatto è una cosa cattiva. Le ragioni sono essenzialmente politiche e giuridiche. Il fattore Chiesa - se ragioniamo con gli occhi puntati sulle istituzioni - in realtà viene dopo perché con le sue sole forze (in quanto «minoranza creativa») il Papa oggi non è in grado di frenare la corsa a tappe dell’Unione verso la creazione di un altro tipo di famiglia, diversa da quella «naturale» prevista dalla Costituzione: la famiglia gay.
Saranno proprio le ragioni politiche e giuridiche a dar manforte al Papa. Perché di fronte a un mostro di ipocrisia e cinismo come quello prodotto da Palazzo Chigi, non saranno i cattolici, men che meno quelli adulti, gli alleati della Chiesa, ma i laici che hanno a cuore la tutela della libertà e dei diritti della persona. Vediamo perché.
Ufficialmente la legge è concepita per regolare i diritti delle coppie di fatto, tutte. Diamo un modesto consiglio alle coppie eterosessuali che accarezzano l’idea di firmare un Dico: lasciate perdere, cercate un sindaco e sposatevi. Solo così ci sarà la piena tutela dei diritti personali e patrimoniali della moglie, del marito e soprattutto dei figli. Il provvedimento del governo infatti è ciarpame giuridico e non corriamo il rischio di passare per Cassandre nel prevedere valanghe di cause in tribunale.
La sola idea che si possa costituire una coppia spedendo una raccomandata e addirittura sfasciarla subito dopo con un’altra comunicazione scritta non è ridicola ma tragica. Indebolisce la famiglia proprio nel momento in cui è in corso la sfida della poligamia, assecondandola nella forma liquidatoria (là si lasciano le donne con un sms, qua con una burocratica lettera), relegando profondi rapporti affettivi su un piano anagrafico-postale. Chi sottoscrive un Dico il mercoledì, può cambiare idea il giovedì, firmare un altro Dico in un’altra città il venerdì, mandare tutto a carte quarantotto il sabato e la domenica decidere che è giunto il momento di sposarsi, magari in Chiesa. E vi pare questa una cosa seria?
Dal punto di vista patrimoniale siamo di fronte a un marchingegno capace di produrre vere e proprie Dynasty. Ecco un caso tipico: in una coppia di fatto un convivente passa a miglior vita. Quest’ultimo non ha fatto testamento e ha figli da un precedente matrimonio. A questo punto nel naturale asse ereditario spunta «l’altro». Il problema è che l’ex moglie (o marito) non scompare e può rivendicare la cosiddetta legittima. Problema: quale contratto è più forte? Quello matrimoniale o il Dico? A prima vista sembrerebbe quello matrimoniale, ma qui di certezze per ora non ce ne sono e in caso di spartizione dell’eredità si prevedono bufere in famiglia.
Non poteva mancare il capitolo previdenza sul quale il governo è riuscito a superarsi. È vero che rinvia la definizione della pensione di reversibilità al prossimo giro di riforma, ma lo fa soltanto per timore delle conseguenze finanziarie. Nella spesa previdenziale infatti si aprirebbe una voragine. Già adesso in Italia esistono cinque milioni (sì, cinque milioni) di pensioni di reversibilità, allargarle alle coppie di fatto avrebbe costi incalcolabili e secondo quanto ha spiegato Maurizio Sacconi in un’intervista al Giornale, questo giochino «rischia di far crollare l’intero sistema previdenziale». Non dimentichiamo di essere italiani, con i nostri non pochi pregi e altrettanti difetti. Chi può giurare che non si scateni la corsa al Dico pur di incassare una pensione?
Potremmo continuare, ma per carità di Patria preferiamo fermarci qui. Prodi è riuscito in un capolavoro: per tenere in piedi la coalizione e ammansire l’ala radicale, ha aperto la porta all’idea che esista un altro tipo di famiglia diversa da quella naturale, ma è riuscito a pasticciare talmente tanto da umiliare anche gli individui che - a torto o a ragione - a questo modello di famiglia vorrebbero appartenere. Dicono che il Professore, immediatamente dopo il via libera ai Dico in Consiglio dei ministri, sia andato a messa. Abbiamo l’impressione che per un simile imbroglio non sia facile avere l’assoluzione.