Imbroglio da Strada

Non c’è da meravigliarsi che il positivo salvataggio della vita di Daniele Mastrogiacomo si sia risolto in un torvo pasticcio a vantaggio dei tagliagole terroristi. Per il semplice fatto che il deus ex machina dell’operazione è stato il dottor Gino Strada che non ho difficoltà a chiamare un operatore presunto umanitario oltre che un ineffabile «ciecopacifista» come un tempo lo definì il professor Sartori. Infatti è nello spirito del «chirurgo di guerra» intrecciare ambiguamente l'opera umanitaria svolta in zone difficili con un'azione politica a favore dei gruppi insorgenti purché sia indirizzata contro gli occidentali, ritenuti la sentina di ogni male.
Sono consapevole che quando uso il termine «presunto umanitario» provoco il sobbalzo dei tanti che guardano a Strada come a un apostolo benefattore dei feriti e dei reietti vittime delle violenze causate da noi ricchi, potenti e immorali occidentali. Ma la definizione mi pare congrua se si considera - secondo gli standard internazionali seguiti ad esempio da Médecins sans frontière - che il dovere dell'operatore per i diritti umani è di non prendere le parti dei rivoltosi, come invece ha sempre fatto il chirurgo di guerra mosso da quell'infantilismo che considera «la logica della guerra al terrorismo uguale alla logica del terrorismo internazionale», e dunque «è un dovere morale essere contro la politica degli Stati Uniti».
Perché l'ispirazione di Strada ha qualcosa di molto vicino all'imbroglio? Il fatto è che il dottore utilizza il gioco delle tre carte che scambia un preteso atteggiamento morale assoluto con la soluzione di problemi che richiedono decisioni politiche complesse. Strada, ad esempio, non vuole neppure immaginare che oggi il fondamentalismo islamista che fa uso del terrorismo suicida senza riguardo per bambini, donne e uomini di ogni etnia e nazionalità è divenuto una grande forza internazionale che tiene in scacco sia l'Occidente che gran parte del mondo musulmano non fondamentalista. Saper vedere quel che caratterizza i conflitti del nostro tempo rappresenta un'analisi troppo elaborata per la percezione di Strada. Il semplicismo narcisistico del dottore pretende di affrontare intricatissimi conflitti politici, economici, geografici ed etnici attraverso le buone azioni personali che dovrebbero, secondo la sua presunzione carismatica, risolvere i problemi del mondo.
È per ciò che il mediatore, a cui il governo italiano ha affidato il caso Mastrogiacomo, avverte come dovere morale battersi contro la coalizione internazionale di cui l'Italia fa parte con pieno impegno morale, politico e militare. Del resto l'infantile filosofia politica e il rozzo pensiero pacifista di Strada sono stati sempre espressi con chiarezza, tanto da farne l'indiscusso guru dei più convinti massimalisti. Il nucleo portante dello Strada-pensiero è l'antiamericanismo che non nasce dalla rabbia per un fatto specifico ma affonda le radici in un insieme di concetti pregiudiziali che riguardano la sostanza delle esperienze americana ed israeliana.
Per il chirurgo, «affermare che l'America è una democrazia è un insulto: basta chiederlo alle migliaia di desaparecidos arrestati dopo l'11 settembre e ai prigionieri di Guantanamo». Il Presidente Bush non è il leader, per quanto discutibile, di una grande Paese democratico, ma l'equivalente di Hitler con cui «le analogie sono molto evidenti», il quale del resto «era anch'egli stato eletto dal popolo». Oggi «Osama Bin Laden e George Bush sono più o meno lo stesso», e «tra i due non si saprebbe chi scegliere perché nella loro logica di guerra sono due terroristi». Non v'è dubbio che «gli Stati Uniti abbiano praticato sistematicamente il terrorismo di Stato provocando centinaia di migliaia di vittime in tutti i continenti... E in Irak l'embargo prima e la guerra poi hanno avuto effetti terroristici molto maggiori di quelli dell'11 settembre».
Queste raffinate analisi di Strada muovono da un semplice presupposto: la responsabilità del terrorismo islamico deve essere fatta risalire direttamente agli Stati Uniti e ad Israele che ne è l'appendice, Paesi entrambi tra i più pericolosi del mondo. Ed è parimenti evidente che «le radici del terrorismo risiedono nella questione israelo-palestinese, nella guerra in Irak e nelle basi americane sul territorio sacro dell'Islam». Del resto è chiaro che la guerra americana in Afghanistan «serve solo a far passare gli oleodotti» perché gli «Stati Uniti sono guidati da una giunta petrolifera espressione di quel partito della guerra del petrolio formata da Bush junior, della Harken e da Bush padre del Carlyle Group, da Dick Cheney della Halliburton e da Condoleezza della Chevron».
Lo Stato, o meglio il governo italiano, mettendosi nelle mani di Strada ha così creato molti più danni, di cui ancora non conosciamo la dimensione e la durata, del vantaggio ottenuto con la salvezza della vita di Daniele Mastrogiacomo che forse poteva essere perseguita con altri mezzi meno ambigui di quelli del dottor Gino Strada.
Massimo Teodori
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