Imi-Sir, Previti condannato a 6 anni di carcere

Pene ridotte anche per Metta, Pacifico e Acampora. Bondi: «Verdetto fondato su un teorema politico»

Stefano Zurlo

da Roma

Un’attesa lunghissima. Una camera di consiglio cominciata alle 9 del mattino e protrattasi per tutta la giornata. Poi il verdetto: sei anni di carcere per Cesare Previti, uno in meno di quelli inflittigli dalla corte d’appello di Milano, assoluzione per l’ex capo dei gip di Roma Renato Squillante, assoluzione per Felice Rovelli e per la madre Primarosa Battistella. Pene leggermente scontate per altri due imputati: sei anni per l’avvocato Attilio Pacifico, 3 anni e 8 mesi per l’avvocato Giovanni Acampora. sei anni, come nel giudizio precedente, per il giudice Vittorio Metta.
Dopo dieci anni di indagini, processi e polemiche furibonde che hanno tagliato in due l’Italia il caso Imi-Sir è arrivato al capolinea: ci fu corruzione, secondo la magistratura, nella controversia fra i Rovelli e l’Imi. E viene riaperto a sorpresa anche il Lodo Mondadori: la Cassazione annulla le assoluzioni e ordina la celebrazione di un nuovo processo, il quarto, in un’altalena infinita di verdetti. L’avvocato Alessandro Sammarco, legale di Previti, grida: «È stata scritta una pagina nera. Siamo stati lasciati soli, nessuno ci ha difeso».
Il verdetto della sesta sezione penale della Suprema corte arriva dopo una conclave durato quasi quattordici ore: sono le 22.38 quando il presidente Giangiulio Ambrosini comincia a leggere il dispositivo che accoglie solo in parte quanto suggerito dall’accusa in aula giovedì scorso. Il sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello aveva proposto un modesto sconto agli imputati per l’Imi Sir chiedendo invece l’assoluzione di Renato Squillante. Aveva poi liquidato il capitolo Lodo Mondadori proponendo di fotocopiare il verdetto d’appello del 23 maggio 2005 e di mandare in archivio tutte le contestazioni.
La Cassazione fa di più, da una parte e dall’altra. Assolve sì Squillante, peraltro chiamato in causa per un episodio tutto sommato marginale che pure gli era costato una condanna a 5 anni, ma scagiona anche la vedova e il figlio di Nino Rovelli che in appello si erano visti infliggere rispettivamente 2 e 3 anni. Per lei l’assoluzione è piena perché il fatto non costituisce reato, per lui invece arriva in soccorso la prescrizione. Evidentemente, secondo gli ermellini, la corruzione ci fu, la vittoria di Nino Rovelli dopo un’interminabile contesa non fu limpida e almeno un giudice, Vittorio Metta, fu comprato, ma le prove contro i suoi familiari non sono così granitiche. Proprio l’uscita di scena di Squillante fa scattare un piccolo bonus per gli altri imputati le cui pene vengono limate all’ingiù. Scende da 7 a 6 anni Pacifico, e da 5 anni e 4 mesi a 3 anni e 8 mesi Acampora. E’ poca cosa. E per Vittorio Metta non c’è nemmeno quella. C’è invece per l’Imi San Paolo il risarcimento dei danni patrimoniali, negati in appello a Milano.
Ora si entra nella terra di nessuno che separa il verdetto dalla sua esecuzione. Toccherà alla procura generale di Milano trarne le conseguenze. Le pene sono definitive e non ammettono eccezioni, nemmeno per i parlamentari. Un aiuto potrebbe arrivare semmai dalla ex Cirielli, anche se si naviga a vista perché mancano i precedenti. La norma potrebbe favorire Previti e Pacifico, ma non Metta che taglierà il traguardo del settantesimo compleanno il 30 agosto e nemmeno Acampora.
«Chiederemo i domiciliari - annuncia Sammarco - e continueremo a reagire a questa ingiustizia. Se non otteniamo la detenzione domiciliare in via provvisoria dal magistrato di sorveglianza, c'e il rischio che Previti debba andare in carcere, perché la sentenza passerebbe in esecuzione. Il magistrato di sorveglianza può decidere in via provvisoria prima che si pronunci il tribunale di sorveglianza». Per Previti poi la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, confermata, potrebbe porre un ulteriore problema: l’eventuale decadenza da parlamentare che verrà valutata da Montecitorio.
Il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi è durissimo contro la Cassazione: «Ancora una volta siamo di fronte a una sentenza fondata su un teorema politico senza alcuna prova». Il vice Fabrizio Cicchitto parla di «motivazioni politiche». Il sottosegretario alla Giustizia Jole Santelli denuncia che a pronunciare la sentenza sia stata «una sezione appartenente quasi per intero a Magistratura Democratica». Lapidario Carlo Taormina: «È cominciata l’era del centrosinistra».