Immacolata in Duomo, don Ravasi: Milano può andare più in alto 

È l’auspicio, ma anche la convinzione
espressa da neo cardinale Gianfranco Ravasi che oggi ha celebrato la messa dell’Immacolata in Duomo, accogliendo
così l’invito dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi a festeggiare con la città il nuovo incarico, nella ricorrenza dell’8
dicembre

Milano può «andare ancora più in alto» ed «essere oltre rispetto a quanto finora ha dato» nel tessuto sociale del Paese «non solo perchè ha alle spalle una gloriosa tradizione, ma anche perchè ha potenzialità di intelligenza, di cuore e di umanità che possono di nuovo fiorire». È l’auspicio, ma anche la convinzione espressa da neo cardinale Gianfranco Ravasi che oggi ha celebrato la messa dell’Immacolata in Duomo, accogliendo così l’invito dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi a festeggiare con la città il nuovo incarico, nella ricorrenza dell’8 dicembre. Alla funzione erano presenti, tra gli altri, anche il sindaco Letizia Moratti, il presidente della Provincia Guido Podestà e quello del consiglio regionale Davide Boni. «Ho amato la città di Milano in tutte le sue espressioni - ha detto Ravasi durante l’omelia - condividendone anche tutte le tensioni e sono convinto che la città possa andare più’ in alto». Secondo Ravasi infatti «ci sono nella nostra città degli spettri del male». «Penso alla solitudine che si annida all’interno dello spazio caldo di una casa, all’indifferenza, all’odio e alle paure, in particolare la paura dell’altro, così difficile da vincere», ha spiegato. Per questo da parte delle religioni e della cultura è necessario «non deporre perle di saggezza, che sono morte, ma piuttosto semi che vivono e in Milano si possono deporre». A conclusione dell’omelia il cardinale ha voluto infine salutare la città «riparto già nel pomeriggio per Roma e la mia sarà molto lontana da qui», ha detto, leggendo poi i versi che il filosofo Telesio aveva dedicato a Cosenza, la sua città. «La mia città potrebbe benissimo fare a meno di me, ma sono convinto che io non posso fare a meno di essa perchè mi scorre nelle vene e mi pulsa nel cuore».