Immagini, testi e suoni Sette giovani talenti dialogano con la città

Apre oggi alla Fabbrica del vapore la mostra «In corso d’opera», promossa dall’Accademia di Brera e dal Comune

Francesca Amé

Metti un manipolo di giovani che gravitano attorno all'Accademia di Brera, metti uno spazio, la Fabbrica del vapore, che non ha paura di sperimentare, aggiungi infine un tema interessante, quello del rapporto tra arte e territorio, e ne esce una collettiva originale. Si tratta di «In corso d'opera», sottotitolo «L'arte come territorio di incontro», che apre i battenti questa sera (alle 18) ed è visitabile sino a fine mese: è una mostra realizzata dall'Accademia di belle arti con il contributo del settore «Sport e giovani» del Comune per celebrare con un evento ad hoc la conclusione di un master dedicato all'organizzazione e alla comunicazione delle arti visive.
Sono otto i giovani che si sono cimentati a rileggere con le tecniche più svariate il tessuto metropolitano. Da tempo si discute sull'opportunità di creare per i talenti emergenti delle sedi espositive meno ingessate (e soprattutto più accessibili): in una città che pullula di appuntamenti culturali e vernissage griffati, quella di questa sera è l'occasione per capire che cosa bolle in pentola nei cervelli delle nostre scuole. A ben guardare i lavori dei partecipanti - tutti selezionati da «Curator9», un gruppo di altrettanto giovani appassionati d'arte - emerge l'urgenza di un rapporto nuovo con la città. Interessanti alcune soluzioni adottate: Francesca Cogni, ad esempio, ha scelto di creare una sorta di camera oscura in cui l'immagine della piazza del Cimitero Maggiore, a pochi passi dalla Fabbrica del vapore, è proiettata in compagnia dei suoni e rumori di via Procaccini. C'è anche chi si è spinto verso soluzioni più ardite come Gianluca Frantantonio che ha creato un paio d'ali, le ha indossate, e si è ritratto - alla guisa dei film di Wim Wenders - come un angelo della città, invitando gli spettatori a fare altrettanto. Non solo Milano è negli occhi di questi giovani artisti: Riccardo Benassi ha puntato lo sguardo verso la provincia, creando una videoinstallazione ambientata in una vecchia fabbrica demolita nei pressi di Cremona mentre il gruppo degli Ogino Knauss ha analizzato le reti urbane delle aree metropolitane associandole a tracce musicali. Qualcuno ha approfittato dell'opportunità di un ampio spazio a disposizione per inventarsi performance che coinvolgono il pubblico: Alessandro Nassiri Tabibzadeh si è servito di un'opera che permette ai visitatori di fissarsi, da lontano, negli occhi mentre Chiara Camoni si serve dei presenti come attori attivi della sua installazione.
Un tocco di ironia e tanta voglia di convivialità nell'idea degli Arabeschi di latte che hanno ideato una sorta di bar-terrazza dove il rito tutto meneghino dell'aperitivo si mescola alla fruizione artistica per trasformarsi, dicono, «nell'intimo piacere di ricevere».
Se poi qualcuno vuole capirci di più, i curatori assicurano la loro presenza durante tutto l'orario di apertura: questa, dicono, più che una mostra vuole essere un happening.