Immigrati, 14mila case in affitto ai clandestini

LA CRITICA De Corato: «In 40mila senza documenti, ma il centro di via Corelli ha solo 112 posti»

Lotta casa per casa all'immigrazione clandestina. Sono 46 in tutta la provincia le abitazioni sequestrate perché affittate agli stranieri irregolari, come prescrive il decreto sicurezza entrato in vigore il 27 maggio scorso. L'ultima solo ieri in via Padova 65, dove la polizia municipale ha trovato un dormitorio per cinesi con 12 materassi stipati in 60 metri quadri in pessime condizioni igieniche. La stragrande maggioranza dei sequestri, ben 37, è stata eseguita in città. E se la norma prevede anche l'arresto dei proprietari degli appartamenti, solo due sono finiti in manette mentre altri 25 sono stati denunciati.
Le operazioni per stanare i clandestini hanno mobilitato tutte le forze dell'ordine, con la polizia di Stato che ha compiuto 29 confische, i vigili nove, i carabinieri otto e la guardia di finanza una. La polizia locale di Milano, in particolare, ha eseguito sette sequestri per il decreto sicurezza e altri cinque per reati collegati. Fatto significativo, su 12 operazioni ben sette hanno riguardato la Chinatown intorno a via Sarpi e tre la zona tra via Porpora e via Padova (a sua volta un'enclave della clandestinità cinese). Non a caso il vicesindaco, Riccardo De Corato, afferma che «da tempo ormai esiste anche una questione cinese». Un elemento positivo è che, secondo i dati Ismu relativi al luglio scorso, a Milano le locazioni agli stranieri senza permesso di soggiorno sono state 14.300 contro le 17mila di un anno prima. Segno che la nuova norma sta dando risultati nel campo della prevenzione, prima ancora che della repressione. Anche se le locazioni in nero agli immigrati regolari sono cresciute nello stesso periodo da 12.300 a 18mila. Non è l'unico nodo che resta da risolvere. Come osserva il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, «il rischio è che adesso un proprietario si rifiuti di affittare anche agli stranieri che provengono da Paesi sviluppati, ma extraeuropei, per paura di incappare nelle sanzioni. Anche se l'effetto deterrente è assicurato».
Parla di «un deterrente molto forte» anche De Corato, che valuta la nuova norma «uno strumento in più per intervenire dove ci sono degli stabili fatiscenti che le proprietà lasciano alla criminalità e al degrado». Anche se molti degli irregolari poi restano in città. «In un anno ne sono stati espulsi 3.800, e sono ancora tutti qua - rivela il vicesindaco -. E si tratta solo di una piccola parte dei 40mila stranieri senza permesso presenti a Milano e dei 150mila in tutta la provincia». Numeri rispetto a cui il centro di via Corelli è insufficiente. «Ha solo 112 posti e ne esistono altri due in tutto il nord Italia - denuncia De Corato -. Occorrerebbe aprire una struttura simile in ciascuna provincia, riscrivendo inoltre la legge Bossi-Fini per rendere la politica dei rimpatri più forte e cogente».